La deriva autoritaria

La deriva autoritaria

La Repubblica di San Marino si regge su equilibri istituzionali delicati, che hanno attraversato momenti di grande difficoltà nel corso della nostra storia plurisecolare ma che sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, anche aggiornandosi ai tempi. In un micro Stato come il nostro è fondamentale rispettare i vari ambiti delle istituzioni, ognuno con le proprie prerogative e poteri, senza travalicare in competenze e comportamenti impropri. Questo garantisce tutti i sammarinesi dal pericolo di essere vittime di soprusi e di vedere compromessi i propri diritti. Garantisce anche il funzionamento della rappresentanza democratica che si basa su un sistema di pesi e contrappesi fra i vari poteri dello Stato.
A due anni dall’insediamento del governo dei 44 consiglieri – quello che doveva risolvere facilmente ogni problema e che invece ha solo ingigantito quelli esistenti – la deriva autoritaria del Congresso di Stato è sempre più evidente e intollerabile.
La nuova legge elettorale con la quale si è insediato questo governo, approvata con un frettoloso referendum, ha prodotto una litigiosa ammucchiata del tutto disgiunta dalla possibilità dei cittadini di scegliere chi li debba governare e il programma delle cose da fare.
L’intero governo, appena insediato, ha varato provvedimenti di legge retroattivi anche di molti anni, per rimuovere magistrati e dirigenti ritenuti sgraditi, impicciandosi pesantemente del Tribunale con il famigerato intento della “terra da ceci”. E non è ancora finita.
Un magistrato, appartenente al potere giudiziario che dovrebbe essere autonomo ed indipendente, si dice abbia guidato dal proprio ufficio la formazione dell’attuale governo che rappresenta un altro potere, quello esecutivo.
Il Segretario di Stato al Territorio, che dovrebbe svolgere funzioni politiche, si sostituisce al direttore (dopo averne cacciato uno per questioni politiche) ed al consiglio d’amministrazione dell’AASLP che hanno invece ruoli amministrativi, impicciandosi di scelte e decisioni in cui non dovrebbe mettere becco.
Il Segretario di Stato con delega politica all’Informazione vuole decidere chi può fare il giornalista e chi no, poi bacchetta l’Autorità Garante dell’Informazione (che dovrebbe essere autonoma ed indipendente) perché ha osato muovere critiche e poi si è dimessa in blocco.
Il Segretario di Stato al Lavoro, che non dovrebbe occuparsi di procedure amministrative, ordina all’Azienda Autonoma (?) dei Servizi di modificare i bilanci secondo il suo volere, tagliando un bel po’ di perdite “a la carta”.
Il Segretario di Stato alla Sanità ha riportato il suo ufficio in Ospedale, dopo che fu trasferito altrove dal governo precedente, perché deve dirigere la sanità, compito non previsto dalle sue deleghe. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Il Segretario di Stato alle Finanze tiene all’oscuro il Consiglio Grande e Generale, che rappresenta il potere legislativo e di controllo sul governo, sulle modalità del più grande indebitamento (perfino con una multinazionale avente sede in un paradiso fiscale) della storia del Paese. E forse ci risiamo fra poco.
Il governo ha chiesto, con una propria delibera, all’Avvocatura dello Stato (che rappresenta lo Stato in giudizio) di contestare una sentenza del Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme seppure la legge non lo permetta.
Questo crepuscolo litigioso ed autoritario dell’attuale governo, del tutto incapace di affrontare i veri problemi dei sammarinesi, sta producendo danni gravissimi al nostro sistema istituzionale e al futuro del Paese. Le continue dimissioni di persone da tanti ruoli istituzionali dello Stato, che si assommano alle persone cacciate perché non gradite a qualche politico di governo, rappresenta un’altra evidenza lampante della deriva autoritaria in atto. Se non si pone immediatamente freno a questa slavina i sammarinesi si ritroveranno non solo un Paese sull’orlo della bancarotta ma anche le sue istituzioni ridotte in macerie.
In uno dei momenti più difficili della recente storia della Repubblica, compromettere la credibilità dello Stato, che è fondamentale per affrontare i tanti gravi problemi irrisolti che ci affliggono, sarebbe pericolosissimo. Occorre rifondare lo stato di diritto e la legalità istituzionale.
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