UNIAMO I PUNTINI…E RIPORTIAMO I FATTI

Quello che non è stato detto su quanto accaduto fra Governo e Bcsm nella passata legislatura

Viste le ricostruzioni obiettivamente false e strampalate apparse su alcuni giornali e basate, tra l’altro, anche sulle recenti testimonianze in Tribunale della Presidente di BCSM Tomasetti e su interpretazioni distorte di vicende accadute nella passata legislatura, ribadiamo qui di seguito, alcuni punti chiave senza timore di dire la verità.

È paradossale che la testimonianza resa in Tribunale il 1° marzo 2023 da parte di una persona come la Presidente di BCSM, piena di contraddizioni, di “non ricordo”, di conferme di fatti poi smentiti, di smentite di fatti poi confermati, ecc. sia usata da qualche interessato commentatore per delegittimare Repubblica Futura.

Parimenti è incomprensibile come indagini e procedimenti del Tribunale, che sta operando per accertare la verità giudiziaria su fatti molto gravi accaduti nella nostra Repubblica, vengano strumentalizzati ad arte per “buttarla in politica” per inquinare le menti e per continuare a non parlare dei veri problemi dei Sammarinesi, delle soluzioni e delle proposte per un futuro migliore ma solo e sempre del passato.

In chiusura della scorsa legislatura fu creata (e poi ricomposta all’inizio di questa legislatura) una Commissione di Inchiesta Parlamentare col palese compito di cercare le prove della commistione fra Repubblica Futura e gruppo Grandoni/galassia CIS, dimostrando che le decisioni prese in quegli anni erano fondate su interessi personali e particolari dei nostri uomini e donne. Vale la pena ricordare che la passata campagna elettorale contro RF fu impostata proprio su queste narrazioni distorte.

Il risultato è che non fu trovato nulla, nonostante in quella Commissione RF non fosse certo determinante numericamente e che nessuno degli avvenimenti indagati venne ricondotto a interessi o condizionamenti che gli esponenti di RF possano aver subito o accettato. Anzi, emerse che, semmai, consiglieri interessati e in affari con la “galassia Grandoni” erano in altri gruppi consiliari, in particolare quelli che oggi dai banchi di Alleanza Riformista ci fanno la morale: ma tant’è, questa è la faccia tosta di alcuni.

Riepiloghiamo dunque, per chiarezza, le strumentalizzazioni e i fatti reali:  

E’ VERO CHE I DECRETI CHE FECERO INCORPORARE ASSET BANCA IN CASSA DI RISPARMIO LI SCRISSERO SAVORELLI E CONFUORTI?

Questa notizia è assolutamente falsa, nonostante venga ripetuta come un mantra da molti commentatori. Basta leggere la famosa “Ordinanza Morsiani” per rendersene conto.

Le bozze dei Decreti in questione furono proposte da Savorelli, nel suo ruolo di Direttore Generale di BCSM come è normale che sia per ogni norma riguardante questioni finanziarie. È proprio BCSM che propone le bozze.

La decisione finale sul testo dei Decreti, invece, fu presa dal Governo di Adesso.sm e non fu per nulla gradita alla “banda Confuorti”. Per “smontare” l’accusa basta citare lo specifico passaggio dell’ordinanza del giudice Morsiani (che ormai non pare andare più di moda, stranamente sottaciuto da molti):

“ […]  si percepiscono segnali di una rottura dei rapporti che sembrerebbero prendere atto del venir meno della condivisione di strategie (3.8.2017, “ Ma come fanno senza coperture..il fondo come
concepito e approvato è tutto sbagliato…i decreti per bloccare i flussi dove sono?..ho
notato nei vari decreti usciti confusione e incoerenza…la causa così è spacciata e io ho
perso troppo tempo…la favola è finita”‘). E’ comunque evidente che SAVORELLI e SIOTTO sono esplicitamente insoddisfatti del risultato raggiunto con gli interventi normativi discussi in Consiglio Grande e Generale il primo agosto 2017. Preoccupante la reazione palesata: SAVORELLI: “Sono da commissariare”; SIOTTO: “Non possiamo…Non dobbiamo…Non vogliamo…”; SAVORELLI: “Sto parlando dell’intera San Marino. Prepariamo un bel report sul sistema bancario per il Fondo Monetario e ce ne laviamo le mani” “Senza dubbio dovremo fare cose aggressive…non autorizzare la cessione…”. Ancora emerge la percezione di impulsi esterni: 1.8.2017, SIOTTO: “Mi è stato consigliato di..consigliare ai membri del Cda di NON far approvare né cessione né bilancio” . E’ da notare che queste improprie dichiarazioni d’intenti sembrano poi avere un seguito concreto quando, alla fine del mese di agosto, con l’interruzione del rapporto di lavoro in Banca Centrale, SAVORELLI diffonde – come sopra visto – una comunicazione particolarmente severa nella ricognizione delle condizioni di Cassa di Risparmio, e del sistema. Tale comunicazione, come detto, è inoltrata anche ai recapiti del Fondo Monetario.

Se quindi tali Decreti furono scritti, nella loro bozza, da Confuorti e la sua banda (cosa che sarà oggetto dei procedimenti in corso e di cui, ovviamente, nessun membro del Governo era consapevole, come è ovvio che sia), è evidente che la versione finale del testo non andò certo nella direzione che costoro auspicavano, e questo generò una grossa reazione. Ancora una volta, il Governo di Adesso.sm dimostrò la sua autonomia di pensiero rispetto a BCSM.

Ad ulteriore riprova, si ricorda che un solo mese dopo quei Decreti, i vertici di BCSM furono cacciati su impulso preponderante di RF.

PERCHE’ CADDE IL GOVERNO ADESSO.SM?

Il Governo cadde perché due dei suoi componenti (SSD e Civico10, ora Libera) avevano avviato dialoghi con la DC (ed alcuni indizi fanno pensare che ne avessero anche con RETE) per l’ingresso nel successivo Governo dopo le elezioni: accordo che poi, come i fatti hanno dimostrato, non fu rispettato dalla DC stessa (e neppure da RETE). Un “semplice” accordo politico, lecito, ma nascosto (anche agli elettori), per sfiduciare un Governo legittimamente eletto e crearne un altro, forse anche spaventati dalle cose da fare, dalla necessità di fare debito pubblico, gestirlo e portare avanti le riforme.

Che poi SSD e Civico10 (ora Libera) da anni cerchino di motivare la caduta del Governo accampando motivi di dissidio rispetto alle scelte sulle vicende di Banca CIS, insinuando anche interessi nascosti dietro certi atteggiamenti di RF, rientra, purtroppo, nella normalità dei giochini di certa politica che raramente dice la verità ai cittadini. 

La verità è che c’era un accordo politico con un altro partito, poi non rispettato. Nel dire questo vogliamo essere realisti e siamo convinti che in quei partiti ci furono persone che in buona fede diedero credito a questa narrazione, che sta mostrando sempre di più la sua infondatezza.

RF VOLEVA LA VENDITA BANCA CIS A STRATOS PER FARE UN FAVORE A GRANDONI?

FALSO! Rf non propugnava l’idea della vendita a Stratos, semmai la auspicava per evitare che il peso dell’ennesimo fallimento bancario ricadesse sulla collettività per centinaia di milioni di euro (come poi è successo), e per questo si impegnava (anche con forza e con toni alti, dati i temi) affinchè BCSM facesse tutti gli approfondimenti necessari per valutare affidabilità e serietà dei possibili acquirenti (tra essi Stratos). 

È doveroso ricordare che tali valutazioni spettavano solo ed esclusivamente a Banca Centrale. 

 Per capire lo scenario basta fare un confronto con la vicenda Asset. Asset fu commissariata da BCSM. Allora proprio un esponente di RF nel CCR* chiese che prima di procedere alla liquidazione fosse convocata l’assemblea dei soci per valutare la loro disponibilità a ricapitalizzare. BCSM non lo fece. La proposta di RF non voleva certo favorire la proprietà, ma voleva evitare che un crac bancario pesasse sulle casse pubbliche. Ad ogni modo nel caso di Asset furono garantiti i depositi dei risparmiatori e il maggior numero possibile di posti di lavoro. La sorte di CIS fu assai diversa. La vendita non si fece, non si avviarono mai trattative serie con i possibili acquirenti. BCSM comunicò a Governo e maggioranza a soli pochi giorni dalla definitiva liquidazione che su Stratos mancava documentazione per valutare. Il resto è storia. La banca fu liquidata, i posti di lavoro furono persi e molti correntisti ancora devono riavere i loro risparmi.   

* (“Comitato per il Credito e Risparmio”: organo composto dal Segretario di Stato per le Finanze che lo presiede e da un minimo di due ad un massimo di quattro persone nominate dal Congresso di Stato)

CHI DOVEVA VERIFICARE L’AFFIDABILITÀ DI STRATOS?

All’epoca dei fatti, prima della risoluzione,  nessuno sapeva che Stratos fosse inaffidabile. Tant’è che nei documenti ufficiali che BCSM forniva al CCR non è MAI stata sancita, prima della risoluzione di Banca CIS, l’inaffidabilità di Stratos. BCSM comunicava a Governo e maggioranza la sola necessità di ulteriori approfondimenti. 

Valga, a titolo di esempio, il seguente fatto. Il 2 Luglio 2019 il CCR chiese conto a BCSM delle manifestazioni di interesse ricevute per l’acquisto di CIS e, con riferimento particolare a Stratos, dell’affidabilità degli investitori, nonchè delle tempistiche dell’acquisizione. BCSM rispose il 4 Luglio (mancavano poco più di 15 giorni alla scadenza del blocco dei pagamenti disposto per CIS) sottolineando che erano giunte 3 manifestazioni di interesse potenziali per l’acquisto di Banca CIS ma che solo Stratos aveva depositato una istanza formale di autorizzazione all’acquisto, aggiungendo poi che “emergono dei profili ancora da chiarire” e che “ogni giudizio sull’affidabilità degli interlocutori è sospeso, in attesa di completare il quadro documentale e informativo”. Poi banca CIS, solo pochi giorni dopo fu liquidata, senza che al CCR fosse giunta alcuna ulteriore informazione o documentazione da Bcsm. 

MA QUINDI IL CCR NON HA MAI AVUTO NOTIZIE UFFICIALI SULL’AFFIDABILITA’ DI STRATOS?

No, esattamente.

Il CCR, dopo la lettera del 4 luglio di BCSM e fino alla risoluzione (avviata il 22 luglio 2019) non ha più ricevuto notizie formali da BCSM sull’andamento delle valutazioni sopra richiamate. Probabilmente, qualche gruppo consiliare della maggioranza le aveva, dato che apparivano molto informati su tutto quanto accadeva, ma il CCR no. Repubblica Futura, che continuava a chiedere risposte ufficiali e non nelle segrete stanze, non ha quindi mai avuto feedback alle richieste sull’affidabilità di Stratos. Degno di nota è anche il caso di una formale richiesta portata a mano da due Segretari di Stato, Eva Guidi (SSD) e Augusto Michelotti (SSD) alla Presidente di BCSM per chiedere notizie circa l’andamento di Banca CIS e della sua amministrazione straordinaria. A quanto riferì allora Michelotti in Congresso di Stato, la Presidente Tomasetti infuriata riconsegnò in malo modo la lettera ai due Segretari di Stato dicendo che era irricevibile! Questo era il modo con cui la Tomasetti si approcciava col Governo!

MA VENDENDO LA BANCA, I DIRIGENTI E SOCI DI BANCA CIS SAREBBERO USCITI PULITI E SENZA DANNI.

Falso. Sarebbe bastato trovare modalità tecniche (ed alcune di queste sono state proposte proprio da RF come emerge dai verbali del CCR e del Congresso di Stato dell’epoca) per effettuare uno spossessamento della banca ai soci, creare un “ente ponte”, avviare le azioni di responsabilità contro i vecchi soci e amministratori e poi vendere la banca per evitare di gravare sui contribuenti sammarinesi. RF ha sempre sostenuto l’idea che i soci/amministratori di CIS avrebbero dovuto subire le doverose azioni di responsabilità ed i danni patrimoniali per la mala gestione della banca. Infatti anche RF votò convintamente la legge sulle risoluzioni bancarie, con tutte le sue previsioni (tra cui quella di ripianare il deficit della banca primariamente “defalcando” le disponibilità di soci e amministratori), pur evidenziando alcune debolezze e illegittimità.

Vendere ad un eventuale investitore, adeguatamente valutato da Banca Centrale, in base ai suoi compiti, non impediva di colpire soci e amministratori.

E’ VERO CHE RF OSTEGGIAVA LA TOMASETTI PER LA SUA OPERA DI CONTRASTO DEL “SISTEMA CIS”?

Falso. RF ha contestato la Presidente Tomasetti non certo per la sua opera su Banca CIS ma per ben altri motivi. Possiamo fare un elenco di alcuni punti (tutti elementi che emergono chiari nei vari verbali del CCR):

  1. Il memorandum con Banca d’Italia, che poteva contribuire a risolvere diversi problemi del sistema finanziario, non è stato concluso. Per mesi la Presidente Tomasetti, nel CCR, ha annunciato come imminente l’accordo e ha magnificato i suoi contatti con i vertici di Banca d’Italia (che “quelli di prima” non avevano, a suo dire). Poi però, a precise richieste del CCR, non ha fornito alcuna indicazione dei contenuti di quel memorandum (perché, a suo dire, dovevano rimanere riservati) impedendo quindi ai membri di Governo di conoscere le scelte che BCSM voleva compiere all’interno di quel testo. Verosimilmente, come ha dimostrato la storia, semplicemente quei contenuti non c’erano. Tant’è che oggi questo memorandum ancora non esiste.
  2. Il blocco di opportunità di relazioni con Banche Centrali estere. Celebre il caso della possibilità di firmare un memorandum con la Banca Centrale russa (in un periodo storico in cui le relazioni con la Russia erano in crescita), che si era aperto dopo la visita del Ministro degli Esteri Lavrov  a San Marino, e che BCSM bloccò di sua iniziativa. Per capire cosa accadde basta citare la deposizione della Tomasetti: “Io vado da lui (N. Renzi), io mi coordino e lui no. Gli dico: ”guarda viene la Federal Reserve, che non viene tutti i giorni a San Marino, ci sono dei temi di politica estera che vuoi trattare? Vuoi che organizzi e che poi venga da te? ecc.ecc.  E lui paonazzo mi risponde che non può essere perchè quel giorno viene Lavrov … Solo che io non potevo cancellare la Federal Reserve. Dopo questo disguido che riusciamo più o meno a gestire Renzi mi chiama e mi dice: Dammi una bozza di MoU¹ che la devo dare a Lavrov²”. Renzi non era e non divenne paonazzo, la Signora Tomasetti rivelò anche allora marcate capacità istrioniche. Peccato che l’incontro con la FED fosse stato creato proprio da Nicola Renzi attraverso i canali diplomatici con gli USA, che la visita di Lavrov fosse nota da settimane a tutto il Paese, e che la richiesta di MoU tra le due Banche centrali sia stata fatta durante una riunione, in presenza di molti testimoni. Forse a diventare paonazzo non fu Renzi, ma qualcun altro.
  3. Il disallineamento rispetto alle scelte del Governo nelle interlocuzioni con il FMI (Fondo Monetario Internazionale). Più volte, in CCR, risultò chiaramente che BCSM aveva un rapporto “autonomo” con il Fondo Monetario, portando avanti linee proprie diverse da quelle del Governo. Ci riferiamo, tra le altre cose, alle scelte su bail-in e bail-out: mentre il Governo lavorava strenuamente per convincere il FMI della bontà (e sostenibilità) del bail-out. Al contrario si ebbero evidenze che BCSM rappresentava al FMI come il bail-out fosse insostenibile e come fosse invece opportuno lavorare sul bail-in.
  4. Il disallineamento rispetto alle linee del Governo sulle fusioni bancarie. Mentre il Governo stava lavorando per convincere i nostri istituti bancari a portare avanti fusioni per rafforzare il capitale, aumentare la massa critica e la competitività del sistema (anche in prospettiva di un’apertura del mercato all’esterno), BCSM faceva moral suasion al contrario e non sosteneva tali sforzi. Addirittura in una riunione del CCR, BCSM comunicò al Governo di aver scritto al FMI in merito al piano di fusioni bancarie già inviato al FMI, per comunicare di ritenerlo impraticabile, affossando così i rapporti con il FMI.
  5. Il tentativo di ingannare il CCR e fare ricadere su di esso responsabilità che sono di BCSM. Ci riferiamo, in particolare, al tema del “verbale modificato”, descritto perfettamente dalla Commissione di Inchiesta (vedi prossima domanda).
  6. L’aver riferito ad una delegazione del Congresso di Stato di aver avuto interlocuzioni con un Generale capo dei Servizi Segreti italiani e con la Commissione Parlamentare antimafia italiana sulle vicende bancarie e giudiziarie sammarinesi.
  7. Da ultimo, più recentemente si è scoperto addirittura che la stessa Tomasetti avrebbe avuto un ruolo di “persona utile al servizio” nei confronti della Guardia di Finanza italiana, ed avrebbe riferito notizie ad un suo Colonnello, avviando in tal modo approfondimenti da parte della Guardia di Finanza su due professionisti sammarinesi. 

Serve altro per capire che la Presidente di Bcsm è una persona che non lavora certo a favore della Repubblica di San Marino? 

¹MOU id est: memorandum of understanding.

²I testi della deposizione Tomasetti sono tratti dal resoconto fornito dal blog Giornale.sm

LA TOMASETTI AVEVA COMPETENZE E POTERI PER DETERMINARE LE SORTI DI CIS?

NO! Questo è il fatto più curioso. Quella che è stata definita come l’eroina in lotta contro Grandoni, Guidi e compagnia non aveva alcun potere statutario per portare avanti questa lotta, che sarebbe spettata semmai al Direttore (che non c’era, sostituito dal Dott. Ucci, facente funzione per vari anni, per scelta della stessa BCSM)  ed alla Vigilanza di BCSM.

La Presidente non aveva il potere di ispezione sulle banche, non aveva potere di autorizzare o meno la vendita di CIS, nonostante nella sua testimonianza in tribunale la Tomasetti abbia affermato: “…Poi dissi a me stessa: adesso ho due settimane davanti, da qui al 21 per decidere le sorti di Banca Cis…”. Frase che fa accapponare la pelle, ma che nessuno si è mai azzardato ad evidenziare. Il potere di decidere le sorti di Banca CIS spettava infatti alla Vigilanza.

 

L’unica competenza che la Tomasetti aveva come Presidente, per via di una interpretazione  dello Statuto di BCSM che RF ha sempre contestato, era quella di autorizzare, su proposta della Vigilanza, la concessione di linee di credito a banche sammarinesi e quindi anche a banca CIS. Cosa che effettivamente avvenne, come sempre in maniera rocambolesca. La Tomasetti infatti, attraverso una mail indirizzata all’allora Segretario di Stato alle Finanze Celli informò il CCR che il Consiglio direttivo di BCSM aveva autorizzato una linea di credito ad un soggetto vigilato sottoponendo però la cosa a ratifica da parte del CCR. Allora il CCR unanimemente rifiutò tale ratifica, non considerandola sua competenza (non sfugge a nessuno che se fosse stata data tale ratifica oggi probabilmente i membri del CCR sarebbero a processo o comunque additati come favoreggiatori di CIS), limitandosi dunque alla semplice “presa d’atto”. Bene, come emerge chiaramente dalla commissione di Inchiesta su CIS, la Presidente fece modificare successivamente il verbale del Consiglio direttivo di BCSM alterando i fatti e, anche in base a quella modifica, la linea di credito fu erogata. Anzi, addirittura, l’ultimo finanziamento a CIS, tecnicamente un rinnovo, per la somma di svariati milioni fu concesso con il favore della Tomasetti.