Deliri di giustizia

Deliri di giustizia

Il dibattito che ha occupato la prima giornata del Consiglio Grande e Generale ha riservato non poche sorprese, a parte il solito teatrino cui l’avvocato-consigliere Gian Nicola Berti ci ha abituato. Non commentiamo i suoi attacchi personali e sconnessi a Nicola Renzi perché talmente strampalati, infondati e volgari che possono essere il frutto di una ossessione nei nostri confronti oppure di una dedizione al lavoro che si spinge fino all’aula consiliare (per i più smemorati ricordiamo che Berti vanta tra i suoi clienti – oltre ad una nota multinazionale, come ha raccontato a tutti i sammarinesi dai microfoni del Consiglio – anche Valeria Pierfelici, Gabriele Gatti, Stefano Ercolani).
Commentiamo invece le continue pretese di Berti di avere un Tribunale a sua immagine e somiglianza (o a immagine e somiglianza della sua cliente più nota); la presunzione che lui o le sue multinazionali abbiano questo o quel Magistrato a giudicarli; che i giudici siano bravi e onesti se gli danno ragione oppure disonesti e da cacciare in caso contrario. Una tristezza infinita, purtroppo, che svilisce il ruolo del Consigliere, la sua indipendenza e libertà di giudizio – nel fare il bene di tutti – soverchiandole con i più biechi interessi di bottega.
Repubblica Futura spera che questa miseria, in cui i meri interessi di uno studio professionale – magari farciti di insulti e minacce squadriste – hanno la prevalenza, possa cessare quanto prima, anche perché ormai tutti si sono accorti di quanto tutto ciò sia squalificante.
Parlando di cose serie, Repubblica Futura, sul tema dell’arruolamento di due nuovi Commissari della Legge tramite concorso Pubblico, ha manifestato le stesse forti perplessità già esposte in Commissione Giustizia, i cui verbali, peraltro, vorremmo fossero pubblici.
La prima: perché una così netta retromarcia rispetto agli indirizzi precedenti del Dirigente che aveva prediletto la carriera interna, promuovendo, sei mesi fa, due Uditori a Commissari della Legge? Perché altri Uditori che, sei mesi fa, sarebbero stati quasi pronti a diventare Commissari della Legge, secondo il Dirigente, ora vengono invece lasciati Uditori? Possiamo prendere una decisione così importante come quella di dotarci di due magistrati italiani con un semplice bando di concorso? A noi sembra un tema talmente rilevante che avrebbe meritato qualche riflessione in più. Ancora: non sarebbe stato meglio analizzare prima una relazione sullo stato della giustizia? Come conciliare il principio del giudice naturale se ci accingiamo a fare un concorso dal quale emergeranno, magari, inquirenti e giudicanti di indagini e processi già precisamente individuati? Questi i nostri dubbi e crediamo che possano essere discussi senza l’accusa di lesa maestà. Ma purtroppo in aula, ormai, di ragionamenti se ne sentono ben pochi: manovratori un po’ maldestri hanno già deciso tutto e tanti gregari spensierati sono pronti ad assecondare ogni loro piano.
Ma il dibattito è servito anche per poter registrare due rivelazioni dirompenti, fatte dai Consiglieri Ciacci e Boschi. Il primo ha riferito che mentre erano in corso i lavori della Commissione d’Inchiesta, vari Commissari della Maggioranza lo hanno avvicinato per proporre e richiedere una relazione-stralcio incentrata sulle accuse fatte dalla Presidentessa di Banca Centrale Catia Tomasetti al Commissario della Legge Buriani. Evidentemente ciò prefigura come le finalità della Commissione fossero ben stabilite e induce ad interrogarsi se non esistesse un piano d’azione ben preciso (sarebbe interessante sapere concertato tra chi) da portare a termine nel tempo più breve. Il Consigliere Boschi ha rivelato invece una cosa ancora più deflagrante: Valeria Pierfelici avrebbe formato l’attuale Governo, avrebbe cioè giocato un ruolo determinante sullo scenario politico giungendo fino a decidere maggioranza e forse addirittura segreterie o ruoli in commissione.
Davanti ad affermazioni come queste non si può restare in silenzio! Pensiamo a vari consiglieri di maggioranza che su tanti altri temi assai meno rilevanti hanno voluto “approfondire” e ci chiediamo: cosa diranno davanti a queste rivelazioni? Repubblica Futura crede che su questa questione si debba andare fino in fondo, vogliamo la verità e non potremmo tollerare in alcun modo che un giudice del Tribunale (difeso dal solito Gian Nicola Berti) possa tramare strategie e determinare la formazione di maggioranze e governi. Su questo tema sì che bisognerebbe aprire una Commissione di Inchiesta!
Articolo precedente
Disastro medicina di base
Articolo successivo
Politica industriale: richiediamo atto di responsabilità