Titano Bond

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San Marino è (finalmente) riuscito a collocare il suo bond sui mercati.
Ci sono voluti almeno 8 mesi di tentativi (e circa 3-4 milioni di euro di remunerazione per Jp Morgan e Credit Suisse, così per gradire) e ci si è riusciti solo dopo:
1) avere accorciato tremendamente la durata del bond: ora è di soli 3 anni, dopo che inizialmente il Governo aveva pensato ad una emissione con scadenza a 10 anni, poi ridotta a 5;
2) aver dovuto accettare di pagare un tasso di rendimento decisamente elevato agli investitori, il 3,25% per la precisione, che corrisponde a circa 11 milioni di euro di interessi all’anno per lo Stato; da notare che paesi con rating anche decisamente più bassi di San Marino, come ad esempio l’Albania, pagano tassi che non arrivano al 2%.
A queste condizioni, con una durata così corta e con un tasso di rendimento così alto, considerata la penuria di rendimenti che si trova oggi sui mercati, la pessima situazione economico-finanziaria esistente in Repubblica dopo 1 anno di attività di questo Governo è passata in secondo piano ed il titolo sammarinese ha avuto una domanda importante.
Subito sono scattati i comunicati di giubilo e magnificazione da parte dei Segretari Gatti e Beccari, spalleggiati dal loro partito, la Dc, che pregusta già la possibilità di utilizzare il debito, che guarda caso scadrà più o meno proprio a fine legislatura, per passare anni tranquilli continuando a spendere senza fare mezza riforma e senza riportare alcun tipo di sostenibilità finanziaria nel Paese. La Dc, tra l’altro, non ha rinunciato nel suo comunicato a dare una significativa stilettata a Rete sulla questione vaccini, seppure in politichese, ma di questo parleremo un’altra volta.
Ora siamo in grado di fare qualche semplice conto.
Lo Stato dovrà scucire circa 11 milioni di euro all’anno solo per pagare gli interessi agli investitori, senza contare neanche 1€ della quota capitale del debito. Ad una prima occhiata non sembra una cifra enorme, peccato però che per pagare gli interessi, evidentemente, serve un bilancio in avanzo, altrimenti i soldi non ci sono.
Il nostro Stato non solo non ha un bilancio in avanzo, ma ha un disavanzo previsionale per il 2021 di 70 milioni di euro: disavanzo che, tra l’altro, crescerà perché l’ultima finanziaria come noto ha irresponsabilmente tagliato le spese sanitarie per cercare di fare quadrare i conti, ma ovviamente le spese ci saranno e saranno tante.
Possiamo quindi già dire che lo Stato dovrebbe recuperare almeno (sottolineiamo almeno) 81 milioni di euro all’anno solo per pagare gli interessi. È quasi il 6% del nostro Pil, ogni anno, una cifra enorme!
Dunque ci chiediamo e chiediamo al Governo:
1) Come pensa il Congresso di Stato di riuscire a generare questa cifra che oggi diventa assolutamente essenziale trovare per non finire nella spirale del debito che si autoalimenta (e che ci distruggerebbe in breve tempo)?
2) Come ha intenzione di usare questi 340 milioni perché non vengano buttati dalla finestra in spese correnti e rimborso di prestiti ma possano generare un ritorno e uno sviluppo economico?
La risposta ovviamente non la sappiamo perché la trasparenza è un optional per questo Governo. Ma queste sono le domande che i cittadini devono porsi e porre al Governo, ogni giorno, da oggi in avanti.
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