Margherita Amici sulla nuova legge di bilancio

Margherita Amici sulla nuova legge di bilancio

Margherita Amici

Il dato di fatto da cui partire è che oggi siamo di fronte a un Paese diverso, molto diverso, dal passato.

Diverso perché a un certo punto la Repubblica di San Marino ha dovuto fare i conti con il contesto più grande in cui era ed è inserita.

Vorrei proporre un approccio diverso rispetto a tutti quelli che ho sentito fino ad ora. Vorrei proporre una lettura storica degli eventi per capire la situazione in cui oggi versiamo.
Cos’è San Marino? San Marino è un micro-stato e in quanto tale ha avuto sempre un problema strutturale: la sua configurazione nei processi europei e italiani di modifica e armonizzazione delle legislazioni. Un processo che, ad essere completamente onesti, non è mai stato digerito. Ma era un’esigenza, è un’esigenza.

La forte resistenza a questi processi di evoluzione strutturale degli ordinamenti nazionali, nel contesto europeo e internazionale, veniva ben sintetizzata dalle parole di uno storico segretario di stato e politico democristiano, Gabriele Gatti, che nel 1996 affermava che i capisaldi della nostra Repubblica erano l’anonimato societario, il segreto bancario e il differenziale fiscale.

Questo approccio, questa mentalità ci hanno reso invisi ai vicini italiani, che senza mezze misure ci hanno progressivamente privato dei grandi, grandiosi capisaldi che uno dei partiti storici ha tentato in ogni modo di mantenere nel corso degli ultimi anni. Legittimamente? Si, può essere che le pretese della San Marino democristiana fossero legittime prerogative di uno Stato sovrano. Ma attenzione. Ho già avuto modo di ribadirlo in uno dei miei interventi in
quest’aula: il profondo e dannosissimo cancro del nostro Paese è quello di non aver mai avuto un progetto alternativo, di non aver mai creato un’economia vera, di non aver mai condotto in modo trasparente le relazioni con gli imprenditori che un tempo erano fortemente attratti dal nostro Paese.

Le opportunità c’erano. Quelli che Gabriele Gatti chiamava “capisaldi” (anonimato societario, segreto bancario, differenziale fiscale) erano opportunità. Opportunità per creare un’economia vera, sana, resistente a qualsiasi attacco, anche i più devastanti, come la procedura rafforzata, gli scudi fiscali, le voluntary disclosure. Opportunità che erano destinate, prima o poi, a svanire. Come è accaduto. Opportunità che non sono mai state colte.

Strumenti che sono stati abusati per favorire un’allocazione delle risorse del Paese – quando ancora c’erano – dentro piccoli fortini appannaggio delle forze politiche storiche.
Quei fortini che oggi vengono scoperchiati. Quei fortini che, la Comunità Internazionale, da anni ci chiede di riportare alla
normalità. La questione Cassa di Risparmio. Il Fondo Monetario chiedeva chiarezza da anni. Pretendeva, giustamente direi, di non essere più preso in giro. Pretesa che mi pare il minimo, quando si dialoga con organismi internazionali.

La politica estera e finanziaria passata hanno le loro responsabilità. Il consigliere Belluzzi parla di “non ottimo rapporto con l’Italia”. I nostri rapporti con l’Italia sono in fase di ricostruzione. Rapporti che nei decenni passati sono stati abusati, con prese in giro, tangenti, ricatti e un’arroganza che un Paese come il nostro difficilmente può permettersi senza andare incontro a conseguenze estremamente dannose. E così è stato. Isolamento economico, rientro dei capitali, indagini della Guardia di Finanza, per dirne alcune.

Se oggi dobbiamo mostrare serietà, molta serietà, è perché fino a poco fa si sono fatte molte forzature, si sono condotti i rapporti opachi con gli altri Stati e con gli organismi internazionali, si è esasperata la pazienza altrui. E oggi scontiamo l’arroganza e il delirio di onnipotenza che caratterizzavano la politica economica passata, ben sintetizzata in quei tre grandiosi capisaldi che ho citato poco sopra.

Finché c’era abbondanza di denaro, si facevano queste cose tranquillamente. Nelle relazioni al bilancio del Segretario Galassi, si leggeva una sorta di lamentela: la spesa corrente nel 1982 era del 97% e nel 1995 era diventata del 93%. La qualità della spesa corrente però non è stata mai analizzata. Tutti i tentativi di rivedere la macchina amministrativa cozzavano contro il principio della visione patrimonialistica dello Stato. Un esempio? Le “infornate” nella Pubblica Amministrazione. Un altro esempio? La gestionedelle Commissioni politiche, specialmente quella Urbanistica, utilizzata per pagare le cambiali elettorali.

Oggi ci si scaglia contro la politica economica di questo Governo, che si evince dalla Legge di Bilancio in esame.
Ma la linea di politica economica passata, con cui oggi ci troviamo a fare i conti, è stato l’utilizzo irrazionale di tutte le risorse – poche e precarie – che il nostro Paese poteva vantare fino a una decina d’anni fa.

Vogliamo ricordare il fioccare delle licenze import-export di ovini? Ovini e non solo, ma ovini soprattutto. Perché?
Qui c’è un dato molto interessante. Perché da quelle vicende – dall’exploit delle cartiere e delle triangolazioni – nascono anche i nostri problemi con Bruxelles. Nella Comunità Europea di allora, il settore della pastorizia, specialmente degli ovini, era uno di quei settori in cui gli Stati del nord Europa imponevano meno vincoli e meno controlli agli Stati del Sud.
A San Marino inizia ad esserci un giro di fatture troppo elevate. Un paradosso per cui, su carta, la quantità di ovini esportati era spaventosamente sproporzionata rispetto alle capacità del nostro territorio. Nella seconda metà del 1993 inizia il far west delle licenze import-export.

E da qui, altri problemi.

Oggi dobbiamo pagare le ipoteche delle follie passate. Siamo chiamati a versare lo scotto di tutte le scelleratezze partorite dai Governi passati, da quel modo di fare politica che era più simile a una strategia miliare destinata a fallire: quella di creare fortini e fortezze dentro al Paese, impoverendo e riducendo all’osso quel poco che avevamo.

Io non penso che questo Bilancio possa prescindere da una lettura responsabile degli eventi passati.

Non penso nemmeno che chi siede qui oggi, nei banchi dell’opposizione, specialmente nei banchi democristiani, possa entrare qui dentro e dire a testa alta, a questi microfoni, che questo bilancio è il risultato di un anno disastroso.

Io penso invece che una visione seria e onesta della situazione in cui ci troviamo possa essere adottata da tutti i presenti.
Occorre che dimostriamo a chi ci sta attorno, a quelli con cui vogliamo dialogare, che siamo in grado di presentare i conti pubblici in ordine. Di essere onesti, trasparenti e in linea con tutte le convenzioni internazionali firmate: penso soprattutto alle Convenzioni OCSE, che oggi ci dobbiamo attuare. Non basta una firma e una stretta di mano nelle sedi internazionali.

La responsabilità cui siamo chiamati oggi è grande, è pesante, spaventa. Ma abbiamo ancora la possibilità di rilanciare la nostra economia e di rimettere in sesto il Paese.

Sulle singole misure adottate in questo bilancio interverrò in fase di esame dell’articolato. Vorrei però che questo mio intervento possa non dico farci trovare tutti d’accordo, ma, quantomeno, approcciarci all’esame della legge,
articolo per articolo, con uno spirito diverso rispetto a quanto sinora ho sentito.

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