La disabilità

La disabilità

Non è facile oggi scegliere di candidarsi, per tante ragioni. Sfiducia generalizzata dei cittadini, clima politico avvelenato, molti problemi sul tappeto di difficile (ma non impossibile) soluzione. Certamente ogni partito, movimento e coalizione si presenterà dicendo di avere la soluzione giusta, certamente tutti hanno il desiderio di migliorare questo Paese.

Ma è con quali occhi si guarda la realtà e quali valori ci animano nel profondo che si può misurare come e quanto si è capaci di cambiare realmente le cose.

Io faccio parte dell’associazione Papa Giovanni XXIII, sono sposato, io e mia moglie abbiamo scelto di essere famiglia affidataria. In questi anni di matrimonio abbiamo accolto minori e dato loro la possibilità di crescere in un ambiente familiare. Proprio a partire da questo impegno personale pongo una domanda: che ruolo hanno gli ultimi nella nostra società? Che attenzione concreta abbiamo nei loro confronti, oggi, a San Marino?

Io credo che da come una società tratta le persone in difficoltà – quelle con vari tipi di disabilità temporanea o permanente, le famiglie indigenti, i bambini con bisogni educativi speciali nella scuola – si vede come tratta tutti i cittadini. Perché se i cittadini più in difficoltà non hanno più attenzione degli altri, vuol dire che tutto il corpo sociale è malato, perché prevalgono l’egoismo e la frammentazione.

Credo che sia arrivato il momento per San Marino di correggere il tiro e ricentrarsi sul bene comune, su uno sviluppo virtuoso. Si sente, parlando con tante persone, un bisogno radicale di cambiamento, di maggiore trasparenza, di dare più peso ai valori fondanti la dignità umana, di rivedere le rendite di posizione. Si avverte un senso di “adesso o mai più”. I cittadini hanno questa enorme scelta da fare tra un mese!

Mi soffermo dunque su un tema pochissimo toccato in questa campagna elettorale: l’inclusione delle persone con disabilità. Nel 2008 San Marino ha aderito alla “Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità”, solo 7 anni più tardi ha promulgato una legge quadro (legge 28/2015) su questo tema e dopo oltre 8 anni dalla ratifica della convenzione poco è stato fatto.

L’unico significativo passo concreto è stato il decreto delegato sulla scuola, che ha introdotto importanti novità per quanto riguarda il sostegno mentre un altro provvedimento adottato – quello sugli amministratori di sostegno – è rimasto in gran parte lettera morta. Per non parlare dell’importantissimo decreto previsto nell’area sanità che non è stato portato a termine e di inclusione lavorativa nemmeno l’ombra.

La commissione istituita dalla suddetta legge, è poco efficace perché inascoltata dal mondo politico che non le fornisce gli strumenti minimi per operare: si pensi che ad esempio a San Marino è impossibile avere statistiche su quali tipi di disabilità esistano e in che misura.

Quanto alle barriere architettoniche, pur esistendo una legge e pur essendo stati effettuati una serie di interventi, ritengo che occorrano:

  1. un maggior impegno in termini di risorse finanziarie;
  2. la conseguente definizione di un elenco di priorità degli interventi necessari;
  3. la previsione a bilancio di una somma annua per la loro effettuazione;
  4. l’obbligo di rimozione delle barriere architettoniche in ogni intervento finalizzato alla ristrutturazione di immobili ai quali il pubblico ha accesso;
  5. maggiori incentivi fiscali per le imprese che ristrutturano i propri locali al fine di rimuovere le barriere architettoniche;
  6. utilizzare la commissione CSD ONU, prevista dalla legge citata, come collettore di tutte le segnalazioni dei cittadini riguardo a barriere architettoniche negli edifici pubblici.

Perché non pensare ad un “bollino di qualità” per chi ha i propri locali a norma in questo senso? E’ vero che, specialmente nel centro storico, ci sono vincoli architettonici e storici particolari, ma in molte altre situazioni si potrebbe realizzare. Perché non verificare la possibilità di adottare la LIS (lingua italiana dei segni) in vari ambiti della PA e abbattere l’enorme barriera che hanno le persone sorde per l’accesso ai servizi pubblici?

Tante cose in questo campo si potrebbero dire, ma ciò che conta è che dobbiamo creare una cultura dell’inclusione, e quindi una progettazione invece di interventi “spot”.

Altre questioni non secondarie: perché si utilizza ancora uno strumento anacronistico come il fondo straordinario di solidarietà per aiutare le persone indigenti? E perché non è possibile creare un sistema che misuri realmente la ricchezze individuali e dei nuclei familiari per poter accedere o non accedere a certe prestazioni sociali? In Italia si usa da diversi anni l’ISEE, perché non ispirarsi ad esso?

Se gli ultimi fossero al centro dell’agenda politica, si risolverebbero anche tanti “grandi” problemi, perché non si risponderebbe più a logiche di potere ma ai cittadini. La politica ha questa responsabilità, ma anche tutti noi. Non accontentiamoci di risolvere solo un nostro particolare problema. Dobbiamo passare dalla cultura dell’off-shore, che ci ha caratterizzato in passato, alla cultura della condivisione.

San Marino, 25 ottobre 2016

Pier Luigi Zanotti

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