Una Repubblica anche per le mamme

Una Repubblica anche per le mamme

Ultimamente si è parlato tanto di sistema bancario e sviluppo economico ma poco, a mio avviso, di stato sociale e qualità della vita dei nostri cittadini. In questo momento di difficoltà è giusto guardare al futuro e proporre nuove soluzioni per generare una nuova economia sostenibile, capace di riassorbire la forza lavoro oggi disoccupata e dare nuove prospettive di crescita ai giovani, ma occorre, allo stesso tempo, guardare al presente e venire in aiuto ai cittadini che si trovano in difficoltà economica e quindi vedono peggiorare il loro stato sociale.

La difficoltà economica non è causata solo dalla disoccupazione, infatti a volte anche chi ha un lavoro fatica a “sbarcare il lunario” sia perché per poter sopravvivere è costretto a lavori sottopagati o saltuari sia perché le ristrettezze economiche sono generali e anche i lavoratori autonomi faticano a guadagnarsi da vivere.

In questo contesto le donne sono quelle che pagano di più la congiuntura storico-economica e vengono penalizzate nella ricerca di un lavoro. Infatti (noi) donne abbiamo un grande svantaggio per la società moderna: generiamo la vita.

Fare figli oggi è diventato sempre più difficile, chi ha un lavoro precario si vede spesso lasciato a casa appena si trova in stato interessante.

Quante volte si preferiscono nelle assunzioni gli uomini perché le ragazze giovani sono quelle che prima o poi andranno in maternità e quindi spariranno per un periodo dal posto di lavoro? Per non parlare dei casi in cui le neo-mamme sono “minacciate” dai datori di lavoro che pretendono il loro ritorno appena trascorso il periodo minimo di maternità previsto dalla legge, non lasciando di fatto la possibilità di scelta se si vuole mantenere il posto di lavoro.

La società ci costringe a rimandare sempre di più il momento della maternità se non, a volte, a rinunciarvi per non trovarsi in mezzo ad una strada, poiché con un solo stipendio è difficile fare quadrare i conti, senza parlare dei casi in cui le mamme, o i babbi, rimangono soli per i più svariati motivi.

E’ inutile parlare di famiglia senza mettere in campo aiuti concreti per le neo-mamme che si trovano in difficoltà economica. Fare un figlio non dovrebbe essere dettato dalle leggi di mercato, ma dall’amore che si ha e che si vuole donare generando una nuova vita.

Ecco perché ritengo che nell’ambito della riforma degli ammortizzatori sociali, una priorità della prossima legislatura, occorra prevedere degli aiuti economici mensili consistenti, una sorta di “reddito minimo” per le neo-mamme che si trovano in difficoltà economica per i primi anni di vita del bambino.

In termini economici questo aiuto graverebbero poco sulle casse dello Stato perché il tasso di natalità a San Marino è purtroppo piuttosto basso e le donne in situazioni economiche difficili sono solo una percentuale delle neo-mamme. Inoltre riformare gli ammortizzatori sociali vuole anche dire razionalizzarli e utilizzare degli strumenti come l’ISEE, o banalmente redditometro, per distribuirli dove ce n’è veramente bisogno.

Quindi a fronte di un piccolo investimento da parte dello Stato si avrebbe un ritorno in termini sociali e civili enorme come l’aumento del tasso di natalità e una maggiore capacità di spesa delle famiglie che si riverserebbe sull’economia del territorio e sulla qualità della vita della nostra popolazione.

Un altro importante provvedimento sarebbe incentivare le aziende a realizzare asili nido all’interno degli stabilimenti anche con modalità consortili o, qualora questo non sia possibile, a contribuire alla retta degli asili nido per i dipendenti.

Ovviamente tale provvedimento deve essere studiato per contenere tutte le misure necessarie affinché non diventi economicamente troppo gravoso per le aziende ma allo stesso tempo concorra a instaurare un circolo virtuoso per la protezione e l’aiuto alle famiglie. Alcune aziende sammarinesi “illuminate” già prevedono questo tipo di aiuti, consce del fatto che in cambio ricevono una maggiore qualità ed efficienza dei lavoratori data da personale riconoscente e incentivato e quindi un maggior ritorno economico per l’azienda stessa.

Questi sono solo alcuni dei provvedimenti concreti e sostenibili che trasformerebbero la nostra Repubblica in uno Stato con uno standard di qualità di vita e sociale elevatissimo, dove le famiglie e le neo-mamme sarebbero incentivate e tutelate. Questo è il mio progetto per una Repubblica Futura.

Silvia Santi

Articolo precedente
Sviluppo, rapporti internazionali e ripartire da turismo e commercio: un’intervista a Nicola Selva
Articolo successivo
Diario di un candidato: lettera aperta all’elettore – Diego Ercolani