La strana protesta dei correntisti Asset che vogliono la soluzione più rischiosa

La strana protesta dei correntisti Asset che vogliono la soluzione più rischiosa

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Col permesso del Direttore della testata, ripubblichiamo un articolo di Antonio Fabbri apparso ieri su L’Informazione che analizza lo strano comportamento che in questi giorni stanno tenendo i correntisti Asset.


LA STRANA PROTESTA DEI CORRENTISTI CHE VORREBBERO LA SOLUZIONE PIÙ RISCHIOSA

Sulle quattromila posizioni in piazza una percentuale esigua compresi ex dirigenti e dipendenti

Da un lato lo Stato che ha garantito con provvedimenti normativi che nessuno perderà un centesimo, dall’altro una banca già in liquidazione coatta.
Non è chiaro se i correntisti di Asset, quelli che hanno inscenato la protesta sul Pianello e che annunciano ulteriori manifestazioni e la presentazione di una Istanza d’Arengo (vedi sotto), abbiano capito che cosa stia succedendo o se si tratti di una protesta assistita dai tutor ex vertici dalle banca in
liquidazione coatta.
Non è chiaro se abbiano ben capito che cosa sia più conveniente in questo momento per loro allo scopo di vedere garantiti i propri risparmi.
Se è infatti comprensibile chiedere che al più presto avvenga la restituzione dei propri soldi e venga riattivato l’accesso al proprio conto corrente bloccato, le rimostranze diventano strane quando passano a chiedere di ridare la banca ai soci.
Non perché i soci non possano richiederlo, ma suona strano che siano i correntisti a farlo, essendo probabilmente questa la soluzione, oltre che più difficilmente praticabile, che dà loro meno garanzie.
Un paio le stranezze di questa protesta che comunque, su 4000 posizioni che subiscono il disagio, vede in piazza una percentuale esigua di correntisti se si tolgono, poi, esponenti della ex dirigenza della banca, dipendenti di questa o della Fondazione Valori Tattili.

La prima stranezza è che normalmente, quando ci sono dei commissariamenti o liquidazioni di banche, la protesta è indirizzata verso chi la banca l’ha gestita – male secondo l’Autorità centrale di vigilanza – e non verso chi ha tirato fuori le anomalie. Anomalie mica da poco, stando alle motivazioni della liquidazione coatta rese pubbliche anche in Consiglio Grande e Generale: milioni prestati senza garanzie anche agli stessi soci, prestiti per coprire altri prestiti, 35 milioni di deficit patrimoniale e perdite per 80 milioni, ostacoli alla vigilanza, false comunicazioni sociali, immobili sopravvalutati, ricapitalizzazioni con soldi prestati dalla stessa banca ai suoi stessi soci, prestanome. Motivazioni che, va detto, la ex dirigenza rigetta.

La seconda stranezza è legata al fatto che i correntisti contestino la soluzione che dà loro maggiori garanzie. Infatti, al netto del fatto se sia giusto o sbagliato il commissariamento prima e la liquidazione poi – cosa per verificare la quale saranno necessari udienze, cause, ricorsi e controricorsi,
battaglie a suon di carte bollate – la garanzia maggiore per i correntisti che rivogliono i loro soldi, anche perché è l’unica concreta al momento, è quella dello Stato. Con almeno due decreti è stato assicurato che nessuno dei correntisti di Asset perderà un centesimo.

Il paradosso, così, è che il correntista non si fida di un provvedimento normativo dello Stato che gli assicura che vedrà restituiti i suoi soldi e preferisce, per contro, fare affidamento sulle potenzialità ipotizzate che ancora avrebbe una banca prima commissariata e ora in liquidazione coatta.

Insomma, non si è mai visto nessuno che protesta per ottenere i suoi soldi e sostiene la posizione che mette sicuramente più a rischio la possibilità di riaverli.

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