TLC: la storia si ripete

TLC: la storia si ripete

La storia si ripete, in forme diverse ma spesso nella stessa direzione.
E’ da quando è iniziata la legislatura che la maggioranza tenta di escludere l’opposizione dai luoghi decisionali, non rendendo trasparenti le scelte, segretando tutto, prendendo deliberazioni in assenza delle minoranze che così non possono esercitare il loro ruolo di controllo.
La storia si sta ripetendo con la Public Netco Spa, la società di proprietà dell’AASS che, in base al Decreto Delegato 148/2018, ha il compito di gestire le reti di telecomunicazioni dello Stato rendendole funzionali e disponibili agli operatori privati.
Anche se oramai si potrebbe parlare al singolare, dicendo “la rete dello Stato”: oramai resta solo la rete in fibra ottica visto che il progetto di realizzazione della rete mobile dello Stato in partnership con Zte (che ci avrebbe finalmente consentito di portare in Repubblica altri operatori di telefonia oltre alla già presente Tim) è stato accantonato senza che nemmeno ci sia stata una decisione formale.
Cosa sta succedendo in Public Netco? Succede che Governo e maggioranza, con i loro rappresentanti nel Cda di AASS (4, contro solo 1 dell’opposizione), hanno deciso di nominare il nuovo Cda di Netco senza membri dell’opposizione.
Qualcuno con una buona memoria dirà: “eh, ma è la stessa cosa che avete fatto voi nella passata legislatura”. Risposta sbagliata, o meglio incompleta.
Nella passata legislatura, l’allora Cda di Aass inviò una precisa lettera a tutti i gruppi consigliari indicando con dettaglio sia la data di convocazione dell’Assemblea dei Soci in cui sarebbero state fatte le nomine in Netco sia il tempo limite per ogni gruppo consigliare per porre le proprie candidature (3 giorni prima dell’Assemblea, come prevede lo Statuto). L’opposizione, all’epoca, scelse di non dare le proprie indicazioni entro il termine indicato, ed il Cda di Aass prese atto della ricezione delle sole candidature dei gruppi di maggioranza, procedendo alle nomine; solo in un secondo tempo si potè nominare i membri dell’opposizione, quando le candidature giunsero.
Oggi invece cosa succede?
Succede che l’AASS, contrariamente a quanto avvenuto nella passata legislatura, non ha comunicato ufficialmente a tutti i gruppi consiliari la data di convocazione dell’Assemblea dei Soci in cui dovevano essere fatte le nomine stesse e la data entro cui provvedere alle indicazioni ufficiali. I gruppi di opposizione sono stati contattati, informalmente, dai gruppi di maggioranza e sono stati resi edotti della necessità di effettuare le indicazioni di propria competenza, senza che però gli fosse indicato il termine entro cui farlo. Come potevano i gruppi di opposizione conoscere la data di convocazione dell’Assemblea dei Soci, in assenza di una formale comunicazione di AASS, e quindi come potevano formulare per tempo le proprie indicazioni?
Sinceramente non crediamo che AASS sia una succursale dei gruppi di maggioranza, crediamo abbia il dovere di comunicare lei stessa direttamente con gli interessati.
Siamo venuti a sapere, a seguito di una nostra formale richiesta di spiegazioni del 27 Aprile scorso, che AASS ha proceduto alla nomina dei soli membri indicati dalla maggioranza perchè, a suo dire, i nominativi dei membri di opposizione sarebbero arrivati “fuori tempo”. Peccato che, come detto, nessuno fosse a conoscenza di questo “tempo” dato che nessuna comunicazione formale è giunta.
Per fare chiarezza su tutto quanto accaduto relativamente a questa vicenda ed a tutto quanto ruota attorno alle scelte in materia di telecomunicazioni, abbiamo presentato una dettagliata interpellanza a cui attendiamo risposta.
Questa peraltro è l’ultima delle tante vicenda assolutamente opache legate alla gestione di Public Netco e del progetto sulle telecomunicazioni da parte di questa maggioranza.
Un progetto, lo ricordiamo, legato principalmente alla realizzazione di una rete mobile pubblica oltre che al completamento della rete in fibra che, a fronte di un costo per la realizzazione della rete di circa 12 milioni di euro, avrebbe garantito (con cifre già contrattualizzate e quindi non campate per aria) un rientro di circa 2-2,5 milioni di euro all’anno attraverso i canoni pagati dagli operatori privati che l’avrebbero utilizzata. Senza considerare, oltre a queste entrate economiche, la possibilità di migliori servizi e più concorrenza, accanto ai preziosi e importanti investimenti della già presente TIM che si intendeva favorire e valorizzare (come il progetto sul 5G, di cui non si sente più parlare).
Un’idea di sviluppo delle telecomunicazioni in Repubblica che pare completamente accantonata, senza che si sia identificata alcuna strategia di sviluppo alternativa. Tra l’altro, per effetto di queste scelte della maggioranza, San Marino ha speso soldi e non avrà i ritorni previsti: geniale!
E mentre in Italia proprio sulla digitalizzazione e sullo sviluppo delle telecomunicazioni stanno pensando di investire una parte importante del Recovery Plan, da noi la maggioranza si dedica a distruggere anche i progetti già avviati senza porre in essere nulla di alternativo.

 

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