Il giudizio di FITCH

Il giudizio di FITCH

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In questo finale di legislatura, uno dei più politicamente confusi di ogni tempo, Repubblica Futura apprende con soddisfazione la notizia del mantenimento del rating da parte dell’agenzia internazionale FITCH, che pure non essendo lusinghiero (BBB-) ci permette di rimanere nel novero dei paesi affidabili.

Nonostante la crisi di governo aperta con un tempismo deleterio per il Paese, alla viglia di appuntamenti importanti fra cui proprio la visita di FITCH, la nostra Repubblica è riuscita a salvaguardare una valutazione determinante, ad esempio, per accedere a finanziamenti a sostegno dello sviluppo del Paese.

Nel rapporto si conferma, nell’insieme, che la nostra economia è stabile seppure con i ben noti problemi.

 

Gli elementi fondamentali, che hanno permesso di mantenere il rating pregresso, sono stati:

  • l’incremento del prodotto interno lordo che si attesta a circa l’1% annuo,
  • la ripresa dell’occupazione
  • e soprattutto la prospettiva concreta dell’accordo con l’Unione Europea, che sarà basilare per mettere in sicurezza e rilanciare il nostro sistema bancario e per aprire nuove opportunità per la nostra economia.

 

Il Governo, ed in particolare la Segreteria agli Esteri, ha svolto un’azione incisiva e fondamentale su questo versante, nonostante lo scetticismo – quando non aperto ostracismo – dell’opposizione, soprattutto quella più ostile all’idea di un’economia che possa aprirsi a livello internazionale, con benefici per tutti. 

Un atteggiamento, purtroppo, già riscontrato in occasione dell’investimento del Polo della Moda, che fortunatamente sta procedendo spedito, ostacolato a più riprese nei modi conosciuti da tutti.

Niente economia allo sfascio, come qualcuno va maldestramente predicando da tempo; problemi certamente sì ma con la prospettiva di poter rilanciare lo sviluppo su nuove basi se si ha il coraggio di continuare a lavorare in questa direzione.

Il settore bancario/finanziario è indicato come stabile, anche se con diversi punti di debolezza come il problema degli NPL, che continua ad appesantire tutto il comparto ma per il quale era stato proposto un percorso di soluzione tramite la costituzione di un apposito veicolo per la loro gestione, in un’ottica di salvaguardia complessiva del sistema paese. Anche questo problema, purtroppo, è stato rinviato.

Non sono mancate le preoccupazioni, già peraltro rimarcate dal Fondo Monetario Internazionale, sul progressivo dilatamento dell’intervento dello Stato nel settore bancario, implementato anche recentemente con la legge sulla risoluzione bancaria che certamente ha evitato il bail-in nella vicenda dell’ex-Banca CIS ma ha caricato il bilancio pubblico di molte decine di milioni di euro di ulteriori debiti poiché si è rinunciato ad ogni ipotesi di vendita della stessa banca.

In ultimo, l’agenzia FITCH non manca di rilevare il proprio scetticismo sul cosiddetto “tavolone istituzionale” considerandolo uno strumento viziato da visioni disomogenee sui problemi più importanti, come del resto già ampiamente sottolineato dalle stesse forze sociali partecipanti al tavolo. In sostanza un ulteriore elemento di confusione in un quadro già enormemente complicato.

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