Tina Meloni: I 70 ai tempi del COVID19

Tina Meloni: I 70 ai tempi del COVID19

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Da un anno esatto, come tutti i mortali di questo straordinario pianeta, vivo in una nuova dimensione le mie abitudini giornaliere.

Ho eliminato i viaggi, le vacanze, i cinema, i teatri, le palestre, i ristoranti, le cene con parenti e amici, insomma tutti gli incontri ravvicinati del vecchio tipo; come tutti mi sono abituata a vivere con la speranza di superare questo momento, ringraziando per ogni occasione di vedere o sentire figli e nipoti, di saperli in buona salute, gioendo per una telefonata rassicurante di un’amica o di un simpatico messaggio sul cellulare.

Sono una donna fortunata, vivo in un ambiente confortevole e nonostante questi incombenti 70, non ho particolari problemi fisici, al di là di quei “dolorini” e accidenti tipici dell’età.

Passo molte ore ai fornelli, perché mi piace, dedico ore ad uno dei miei passatempi preferiti, la lettura, mi ubriaco di romanzi, saggi, articoli di riviste e giornali, ascolto musica e come tutti…resisto.

Alla notizia che il vaccino Pfizer era finalmente stato approvato da EMA e che cominciava ad essere distribuito, nella mia pochezza, ricordando che anni fa con questa stessa Industria Farmaceutica abbiamo provveduto alla vendita del Viagra in anteprima a tutti i cittadini italiani che ancora non lo trovavano nelle loro farmacie, pensavo che garantendo l’utilizzo dei nostri dati epidemiologici, facilmente reperibili e certi, ci fosse un interesse da parte di quella industria di testare subito il vaccino in questo piccolo Stato, se glielo avessimo proposto.

E allora, come tutti, a queste notizie e con questi pensieri, finalmente respiro di sollievo e penso che siamo vicini al superamento di questo tempo di angoscia: arrivano i vaccini.

O meglio, da quanto ho appreso dal dibattito consigliare del 21 e 22 scorsi, finalmente noi abbiamo un fantastico “piano vaccinale”!

Per ora sappiamo come ci organizzeremo e come ci metteremo in coda per la nostra dose di salvezza (con buona pace dei novax nostrani), ma non abbiamo alcuna contezza di quando arriveranno anche sul nostro vecchio monte le fatidiche fialette.

E allora io, oggi, comincio ad avere paura perché non mi ha tranquillizzato la relazione del Segretario alla Sanità Ciavatta, anche se letta con toni rassicuranti e suadenti.

Siamo un Paese di poco più di 30.000 abitanti, di questi una percentuale importante sono ultrasettantenni e quindi, a quanto pare, più appetiti dal virus micidiale che ama vincere facile, aggredendo i più vecchi e indifesi, portandone alla morte un numero tristemente alto.

Da quello che sappiamo, dalle notizie che ogni giorno ci bombardano sul tema, in tutto il mondo si è cominciato a vaccinare la popolazione sanitaria, perché è assolutamente necessario che medici e infermieri possano lavorare in assoluta sicurezza personale e poi, subito dopo, si pensa ai più anziani e fragili.

Da noi? L’11 gennaio è stato firmato un accordo con l’Italia che comprende anche la fornitura di dosi di vaccino per la nostra popolazione; peccato che per ora non sia arrivato NIENTE e che ci dobbiamo accontentare di un “a breve”.

Il Segretario, rispondendo alle domande insistenti dei consiglieri di opposizione ha ritrovato i suoi toni perentori e aggressivi ed ha insistito con particolare pervicacia nel sostenere che avendo firmato un accordo con l’Italia non possiamo cercare di reperire il vaccino autonomamente, contattando direttamente altri Stati o le case produttrici.

Ma poi, all’ennesima richiesta sull’opportunità di cercare altre vie da parte di quei reprobi e cattivi dell’opposizione che non vogliono capire la difficoltà del momento, è sbottato dicendo che, figuriamoci se non sono stati fatti altri tentativi, abbiamo seguito altre strade e lo stiamo ancora facendo…Segretario Ciavatta dove sta la verità?

L’Italia ha ricevuto 1.853.475 dosi ad oggi (23 Gennaio) e secondo l’accordo firmato ne avremmo dovute ricevere circa 1.090, ma per ora non è arrivato niente; questo ci fa pensare con tristezza ed ansia che San Marino non sia tra le priorità dello Stato italiano.

E allora ho paura e sono piena di angoscia perché immagino che troppo tardi saremo in grado di mettere in sicurezza il nostro prezioso personale sanitario, i più anziani e i più fragili e via via tutta la popolazione. Questo significherà più decessi, più giorni di chiusura per i nostri commercianti e ristoratori, più limitazioni per i nostri giovani e bambini che nel silenzio delle nostre case stanno soffrendo tutte le conseguenze per i vincoli dettati dalla pandemia.

Come riusciremo a riprendere una vita normale, quando rivedremo le vie del Centro Storico gremite di turisti, i locali di ristoro affollati? La primavera e l’estate sono vicine, se non iniziamo subito la vaccinazione della popolazione non saremo sicuramente meta appetibile per quelli che, garantiti dal vaccino, potranno finalmente muoversi e riprendersi la vita.

Senza certezze non è facile resistere e accettare questa vita a metà che non è purtroppo solo mia, ma di tutto il Paese.

 

Tina Meloni

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