Violenza sulle donne: la retromarcia del governo

Violenza sulle donne: la retromarcia del governo

Era il 2 dicembre 2022 quando in Aula Consiliare venne bocciata l’Istanza d’Arengo che chiedeva di adottare misure idonee affinché diminuissero i casi di violenza sulle donne che cadono in prescrizione e che tutti gli atti di violenza contemplati nella Convenzione di Istanbul fossero perseguiti rapidamente. Ricordiamo molto bene quel momento perché si arrivò ad uno dei passaggi più discutibili e bassi che questa maggioranza ha raggiunto (e ce ne sono stati tanti). Quello che seguì in Consiglio Grande e Generale fu un attacco contro chi aveva presentato l’istanza e contro i dati in essa riportati, giudicati falsi dal Governo e dalla maggioranza, focalizzandosi quindi sui dati anziché sul problema del mancato completo recepimento della convenzione; un attacco al quale seguì, su indicazione dell’avvocato Consigliere Gian Nicola Berti, un ordine del giorno per impegnare il Governo a mandare il testo al Tribunale affinché inquisisse chi aveva fornito “dati ritenuti falsi” al Grevio. Quell’ordine del giorno fu un atto vergognoso, che si aggiunge a tutte le azioni di minaccia, denuncia e alle costituzioni di parte civile in processi a cittadini e giornalisti.
Vediamo una maggioranza che continua ad usare il Tribunale come strumento intimidatorio e la denuncia come azione punitiva contro i cittadini che osano esprimere il proprio dissenso, perché, si sa, le persone che fanno parte di questa maggioranza e di questo Governo si credono impeccabili e non ammettono critiche.
Ma questa volta la critica che è arrivata non può essere ignorata, perché ha un peso specifico ben diverso (e non si può certo gridare alla strumentalizzazione politica come l’ “avvocato” di maggioranza è solito fare), perché questa volta è un organismo internazionale – la Commissione di Sorveglianza dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa – che nel suo report mostra forte preoccupazione: “Non possiamo commentare l’esattezza dei dati contenuti nel rapporto, ma il fatto che possa essere richiesta un’indagine penale contro una persona o un’organizzazione che ha fornito informazioni inesatte a una delegazione di un’organizzazione internazionale, anche se tale richiesta è stata fatta durante un dibattito politico, è preoccupante, perché organi di controllo ufficiali come il nostro non potrebbero più funzionare”.
La maggioranza, nel suo comunicato, si è ben guardata dal riportare questo ed altri passaggi del report del Consiglio d’Europa, nei quali si legge preoccupazione non solo per l’ordine del giorno proposto dal Consigliere Berti, ma anche per altri aspetti; e per cercare di riparare alla figuraccia a livello internazionale, il Congresso di Stato ha subito fatto pervenire una nota in cui dichiara “che non ci sono elementi tali da giustificare un’istruttoria e pertanto considera chiuso il procedimento”. Redarguiti dagli Organismi internazionali, hanno dovuto fare una colossale retromarcia quindi, ma al di là del caso in oggetto, quello di cui dovremmo preoccuparci è che la serie di minacce e accuse che vengono fatte ai cittadini iniziano ad essere tante, troppe per un Paese in cui la libertà di espressione dovrebbe essere un diritto fondamentale.
L’avvocato Consigliere Berti poi, autore del vergognoso ordine del giorno in questione, non perde mai occasione per rivolgere accuse meschine e velate minacce ai suoi avversari, avvalendosi della discutibile pratica dei “due pesi e due misure”. Sì, perché se ai suoi assistiti e ai suoi “amici” tutto è concesso, quando si è suoi avversari si parte con gli attacchi senza esclusione di colpi. Sono sempre gli altri a dover essere messi in discussione, o accusati, o minacciati, mai però che si metta in discussione l’opportunità o l’inopportunità di certe sue azioni in Consiglio Grande e Generale quando esercita il suo ruolo di Consigliere/avvocato in palese conflitto di interessi. Come mai?
La gravità di una decisione come quella di un ordine del giorno che voleva inviare al Tribunale un’Istanza d’Arengo è per fortuna arrivata ad organismi internazionali che hanno potuto ottenere di annullare un’iniziativa del genere, ma tante altre meschine azioni sono e saranno invece intraprese dai soliti soggetti.
Noi non temiamo questi atti subdoli e intimidatori perché, finché questi sono rivolti a noi o alla nostra forza politica, li smentiremo con la verità dei fatti; ma non possiamo accettare che determinate iniziative vengano intraprese contro i cittadini che liberamente si esprimono o esercitano il loro diritto attraverso un istituto di democrazia diretta come l’Istanza d’Arengo. Per noi questo è inaccettabile e continueremo a dirlo con forza.
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