Quanti mesi ci vogliono per rispondere ad una interpellanza?

Quanti mesi ci vogliono per rispondere ad una interpellanza?

Che il Segretario alla Propaganda Stefano Canti (le sue deleghe al Territorio ed Ambiente non le ricorda ormai più nessuno) non risponda al collega “ministro rabiato” Pedini Amati, che in una tragicomica conferenza stampa gli ha buttato in faccia tutta la sua inadeguatezza ed inefficienza confermando episodio per episodio ciò che Repubblica Futura denuncia da tempo, forse sarà anche normale; ma che egli, nel silenzio del Governo, venga meno al suo dovere istituzionale di rendere conto alla minoranza di quanto gli viene richiesto, inficiando così il fondamentale diritto/dovere di controllo che in un sistema democratico è demandato alle opposizioni, ha addirittura del vergognoso. Nei primi mesi di giugno Canti aveva pomposamente annunciato a mezzo stampa che, entro la fine dello stesso mese, si sarebbero completati, tramite una campagna di assunzioni, i ranghi delle maestranze salariate presso l’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici secondo un piano di ristrutturazione aziendale ed un fantomatico “fabbisogno”. Repubblica Futura, conscia dell’importanza di quell’Ente e preoccupata che i lavoratori avessero garanzie tangibili, aveva immediatamente presentato una interpellanza per conoscere, fra le altre cose, in base a quali criteri e logiche fosse stata concepita la riorganizzazione delle squadre salariate e per quale motivo si parlasse di “fabbisogno” senza che, anche a tutela dei lavoratori, fosse stato adottato, come la legge prevede, un apposito decreto. Il fondato timore era infatti quello del solito approccio approssimativo e pericoloso del Segretario alla Propaganda, interessato, dopo le epurazioni e gli inserimenti strategici, alla creazione ad ogni livello del manipolo di sodali più che alla reale prospettiva di modernizzazione dell’AASLP. Evidentemente non ci sbagliavamo: a distanza di ben quattro mesi, quando a norma di legge le interpellanze andrebbero evase in trenta giorni, ancora non è giunta risposta alle nostre legittime richieste (qualora ce la fossimo persa, chiediamo scusa!). La logica che supporterebbe la ristrutturazione dell’Azienda, in difficoltà anche nell’organizzazione dei servizi basilari ed i dipendenti della quale pare siano spesso in forte disagio a causa della scarsa organizzazione improntata solamente ad improvvisi diktat, è difficile da spiegare perché evidentemente… non esiste. Oppure il Segretario Canti, quello della “verità dalla parte dei giusti”, quello che identifica tanto la sua persona col ruolo che ricopre da tacciare di mancato rispetto verso le istituzioni chi osa criticarlo per i suoi imbarazzanti risultati, si ritiene al di sopra di quelle stesse istituzioni che millanta orgogliosamente di difendere (quando in realtà difende solo sé stesso) e non intende rispondere a ciò che dovrebbe visto che la legge glielo impone. O forse, più probabilmente, sono vere entrambe le circostanze. Cosa sta succedendo in AASLP? Quanti e quali inserimenti sono stati fatti? In base a quale logica ed in base a quali norme? A che punto è il rinnovo del contratto per i lavoratori salariati ed il Fabbisogno per quei lavoratori, quello vero, quello che deve essere contenuto in un Decreto e non quello sulle veline di una presunta riorganizzazione funzionale a tutto tranne che al bene dello Stato? Ma Canti non risponde nemmeno alle interpellanze: in solluchero per la appena conclusa conferenza UNECE, che è riuscito invece a trasformare in un clamoroso buco nell’acqua ed in un pessimo ritorno di immagine per l’intero paese con la mancata firma del nuovo PRG da parte di Boeri, contento di avere firmato il poster con Foster, evidentemente esausto oltre che nelle idee anche nel fisico, non è più tenuto, ormai abituato all’empireo, a replicare ai comuni mortali dell’opposizione che lo interpellano. Si faccia forza, perché, una volta che si sia ripreso dalle fatiche dell’ennesima figuraccia che è riuscito a rimediare, dovrà fornire quelle risposte che gli impone la legge, al di sopra della quale, suo malgrado, non c’è nemmeno Stefano Canti e questo Governo.

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