FMI a San Marino: bene ma…

FMI a San Marino: bene ma…

La visita del Fondo Monetario Internazionale appena conclusa ha posto una “milestone”, come qualcuno ha pomposamente definito i progressi nel settore finanziario.
Il FMI ha attestato che la crescita è stata al di sopra delle aspettative (cosa peraltro abbastanza normale, data la consuetudine a stime molto prudenziali tipica dell’organismo internazionale). Questo dato fotografa la resilienza dell’economia sammarinese dopo il covid e deve essere salutato come un fatto positivo. Spiace però che chi si presenta agli elettori palesemente inadempiente su molti temi del settore bancario e non solo, finga che queste mancanze, assai pesanti, non esistano, quando invece il FMI le elenca con precisione.
Un settore, quello bancario, con un contratto dei dipendenti scaduto da oltre un decennio, con scioperi nei mesi scorsi di cui – a parte vaghe dichiarazioni del governo – non si sa più nulla.
Banca Centrale chiude un’altra legislatura senza alcun accenno a riforme per aumentare autonomia e rendicontabilità, con un consiglio direttivo zoppo e una presidente abusiva.
I tassi di interesse pesano per i cittadini e le condizioni del credito sono in genere più onerose rispetto all’Italia.
Lo Stato continua ad essere il principale player nel settore bancario con la principale banca di San Marino di proprietà, un’altra all’estero di cui non si sa nulla e partecipazioni sparse in varie società.
Il progetto NPL è partito ma poco o nulla si sa rispetto a quanto pagherà lo Stato e quanto incasseranno (tanto) le varie società estere, i consulenti, gli avvocati… soldi in molti casi dei cittadini.
C’è un punto – accordo di associazione con la UE a parte – sul quale siamo tutti più o meno d’accordo: qual è il perimetro entro cui il governo intende sviluppare il settore finanziario e quale ruolo deve avere lo Stato?
Repubblica Futura ritiene necessario tratteggiare uno scenario di sviluppo e, Fondo Monetario Internazionale a parte (in questi ultimi due anni ha cambiato completamente atteggiamento rispetto alla politica di indebitamento degli Stati per un quadro geopolitico mutato drasticamente), ci chiediamo se si possa continuare a portare avanti una politica di indebitamento interno ed estero senza vere politiche di investimento in infrastrutture; se le azioni di indebitamento con alcuni Stati della regione medio-orientale siano compatibili con la collocazione geo-politica di San Marino; se e fino a quando lo Stato resterà come maggior player nel settore bancario, facendo concorrenza a società private e accollando gli oneri degli insuccessi ai cittadini, quando va male.
Repubblica Futura ha già fatto varie proposte mai ascoltate dal governo; ne faremo altre poiché riteniamo sia necessario che il settore non rimanda al palo.
Le “milestone” ci fanno piacere ma sarebbe ancora più utile iniziare a dare risposte che sono ancora del tutto assenti.

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