Sanità: il risveglio da un incubo

Sanità: il risveglio da un incubo

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Siamo negli anni 80/90 del secolo scorso, c’è lavoro, ci sono tanti medici che si laureano e le scuole di specializzazione sfornano ogni anno centinaia di professionisti, pronti per essere assunti anche a San Marino con contratti a termine e nessuna sicurezza per il futuro.

Il nostro Ospedale funziona bene, ci sono risorse materiali e umane. Si aprono nuovi reparti e servizi per soddisfare le richieste di salute dei cittadini, si acquistano nuove tecnologie che migliorano il livello qualitativo della nostra sanità.

Lavorare è piacevole e gratificante.

Poi, una nube all’orizzonte oscura questa idilliaca realtà. Le facoltà di Medicina italiane, dopo l’introduzione del numero chiuso per l’iscrizione al corso di laurea, riducono drasticamente il numero degli iscritti alle scuole di specializzazione con la conseguenza che ogni anno escono pochi professionisti specializzati, non sufficienti nemmeno a coprire i pensionamenti.

Dall’alto del monte osserviamo felici, stupidamente ignari che saremmo stati coinvolti da questa problematica contingenza. A dire il vero, qualche Cassandra lancia (2014/2015) previsioni nefaste per la nostra sanità che, tuttavia, scivolano addosso ai governi ed al Consiglio come se nulla fosse, come se poche cornacchie gracchianti predicessero maliziosamente eventi che non sarebbero mai accaduti.

Nell’Ospedale comincia un turnover spasmodico di medici senza soluzione di continuità, un “via vai” di facce nuove che rimangono lo spazio di un mattino, giusto il tempo di trovare una occupazione per qualche mese e poi trasferirsi poco oltre il confine dove trovano ciò che noi – e la nostra dabbenaggine – non siamo in grado di garantire: concorsi, stabilizzazione, condizioni economiche e pensioni adeguate.

Così, senza alcuna presa di coscienza, siamo devastati da una emergenza che era ampiamente prevedibile: non riusciamo a trovare più nessuno disposto a venire a lavorare a San Marino. I servizi vanno in crisi, i medici sono in affanno, i turni di lavoro pesanti, i servizi rimangono aperti grazie alla buona volontà e al senso del dovere del personale in attività. Con qualche inevitabile difficoltà a carico degli utenti.

Serve una legge sulla Dirigenza Medica che renda attrattivo il lavoro nel nostro ospedale e non solo, e che metta in sicurezza la nostra sanità.

La legge viene preparata nella legislatura appena conclusa e viene approvata ma non si ascoltano, se non marginalmente, le proposte dei medici. La sua applicazione, poi, è quanto mai difficoltosa e per taluni aspetti, in ritardo di mesi. Come essa prevede, vengono fatti concorsi internazionali ma è troppo tardi e non si trovano sanitari disponibili per le nostre necessità. Oltretutto, non viene sistemato il problema dei precari.

Questo è il risveglio – brusco – da un incubo, ma è la realtà con la quale dobbiamo confrontarci.

E’ stato incrinato, per noncuranza, il bene più prezioso, il nostro Istituto per la Sicurezza Sociale che ha il compito di proteggerci e di curarci quando diventiamo fragili, malati e siamo in difficoltà.

Servono misure immediate come una programmazione degna di questo nome, politiche serie di attivazione di percorsi preferenziali di studio, incentivazioni economiche sulla formazione, modifiche alla legge sulle pensioni, rivisitazione del regolamento per la libera professione, revisione della stessa legge sulla Dirigenza Medica.

Non c’è più tempo per i trastulli!

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