Pier Luigi Zanotti sul comma Giustizia

Pier Luigi Zanotti sul comma Giustizia

Pier Luigi Zanotti

Nella controversa questione della revoca del Magistrato Dirigente c’è una questione di forma ed una di sostanza.

Quando affrontiamo la forma parliamo di norme, di procedure, di sentenze, organismi e istituzioni.

Pertanto non sono qui a sottovalutare la questione della forma che si sostanzia nel rispetto di tutte le norme esistenti: non ho la competenza per valutare se sia secondo la forma revocare il mandato del Magistrato Dirigente (MD), se sia un errore giuridico, se sia insomma formalmente legittimo. Ma nemmeno voi colleghi consiglieri forse avete la competenza giuridica per valutarlo.
Quello che mi pare chiaro è che non è una questione banale, in quanto magistrati della repubblica ne danno interpretazioni diametralmente opposte. Quindi non mettiamo bandierine su una soluzione o sull’altra, a seconda delle preferenze, simpatie o convenienze politiche.
E vi prego, consiglieri di minoranza, non confrontate il caso della nomina di una funzione amministrativa con quella del capo dello stato: mi paiono di una gerarchia leggermente diversa. Ma non possiamo qui fare interventi da giuristi sulla legittimità di una decisione di un organo dello stato. È importante questo aspetto, ma non possiamo dirimerlo qui.

La questione di sostanza è invece questa: il tribunale e la giustizia a San Marino funzionano bene?

C’è la necessaria armonia e collaborazione nel nostro tribunale in modo che funzioni con più efficacia, qualità ed efficienza possibili? Come ne esce da questa faccenda il sistema giudiziario sammarinese? Ecco questi sono gli interrogativi di fondo su cui, come parte politica, siamo chiamati a riflettere.

La versione più in voga da parte di chi vede come il male supremo la revoca della fiducia al MD, è che sia in atto una guerra tra poteri forti per il controllo del paese e il controllo di alcuni procedimenti giudiziari; guerra che non bada a morti e feriti e non si preoccupa della caduta di immagine generale.
Una guerra talmente forte e nascosta che tutti noi qui saremmo pedine più o meno inconsapevoli di questa lotta, come dei piccoli Hobbit stregati dall’anello di Sauron.

Ma lasciamo i complotti ai complottisti e parliamo di fatti reali.

Primo fatto: il magistrato dirigente non è il capo del tribunale e non ha il potere di influire su un procedimento in corso tenuto da un altro magistrato.

Cioè non è l’amministratore delegato di un’azienda che può fare quello che vuole con i suoi dipendenti, decide cosa fare e non fare nel tribunale. Il MD ha semplicemente la funzione di coordinare i lavori, infatti all’art.6 della legge qualificata 2/2011 si stabilisce che il MD ha “poteri organizzativi e di distribuzione del lavoro giudiziario secondo criteri predeterminati, nonché di sorveglianza, ferma restando l’autonomia decisionale di ciascun giudice”.
Un magistrato rimane magistrato, anche se non è più dirigente. Ma nell’essere dirigente è semplicemente un coordinatore, quindi sostanzialmente ha un compito amministrativo che lo fa operare in modo da mettere il tribunale nelle migliori condizioni per esercitare il suo lavoro.
Quindi tutte l’indignazione che abbiamo sentito questi giorni su cosa si basa? Non è dato saperlo. Tutte illazioni e valutazioni non supportate da alcun elemento di realtà. Ma facciamocene una ragione: il MD è un ruolo importante, ma non è l’architrave su cui poggia tutto il sistema costituzionale.

Secondo fatto: la revoca del MD non è in sé un vulnus alla democrazia, allo stato di diritto, alla giustizia.

Convengo che non sia un fatto desiderabile, ma c’è stato tutto un processo chiaro che ha necessariamente portato a questo esisto, e non è stato voluto né dai membri della commissione Affari di Giustizia (AAGG) né dal segretario Renzi.
Ma le vere ombre sulla giustizia le getta una rappresentazione mediatica che, disponendo miracolosamente di tutto il materiale riservato possibile e immaginabile (e di questo stranamente nessuno ha mai nulla da dire, a nessuno di coloro che tanto spesso gridano allo scandalo ora qua e ora là sembra strano che qualche giornalista sia più aggiornato degli stessi consiglieri?), ha battuto ogni giorno l’argomento distorcendo le notizie, alludendo, attaccando, gettando discredito su tutti i protagonisti della vicenda, ovviamente a senso unico. I partiti di minoranza, visto che hanno tanto a cuore San Marino e la sua immagine, non potevano fare nulla a riguardo? Tutto il fango e le allusioni, pubblicati a ritmo giornaliero su un giornale che con un eufemismo potremmo definire “vicino alla coalizione San Marino prima di tutto” non potevano essere evitati in alcun modo? Me lo chiedo, come penso qui se lo chiedano in tanti…
Se siete così preoccupati della brutta figura che ci facciamo come paese, perché non ho mai sentito una voce elevarsi contro questo fango quotidiano sulla questione giustizia? Mai?!?
Una macchina del fango scientificamente organizzata e che, è arrivata anche ad alludere a possibili risarcimenti, da parte del governo, a familiari di alcuni magistrati una volta garantita la posizione anti-Pierfelici.
Sono contento che di questo se ne sia reso conto anche il consigliere Pedini Amati, che nel suo intervento ha detto che in 12 anni di politica non ha mai visto un tale schifo. Ha ragione. Uno schifo così nella partigianeria politica non si è mai visto. Sottoscrivo in pieno!
Vorrei ricordare a tutti i consiglieri qui presenti e a tutti coloro che ascoltano in diretta il consiglio, che il tribunale non è un tabellone di Risiko dove maggioranza e opposizione mettono i loro carrarmatini e su cui infuria una battaglia all’ultimo sangue. Questa è la rappresentazione che se ne vuole fare, liberi di farlo, ma forse tradisce proprio la visione della giustizia di chi la diffonde. E non è la mia e né la nostra visione come RF e coalizione di maggioranza.

Terzo fatto: il tribunale versa in uno stato non più governabile.

Questo clima non si è creato in questi ultimi mesi, si è solo svelato all’attenzione prima della commissione AAGG e poi al Consiglio Giudiziario Plenario (CGP) e infine all’opinione pubblica.
Il consigliere Ciavatta ha parlato di una maggioranza che ha voluto gettare benzina sul fuoco. Questa è una valutazione, non un fatto: ma in questa valutazione c’è già un fatto, cioè che un fuoco c’era. Io non credo che tutti questi magistrati vivevano fino a qualche settimana fa nella più lieta spensieratezza, felici e collaborativi. Questa situazione può certamente avere aumentato una conflittualità che comunque era già alta e che, anche se lasciata latente, non poteva che lentamente avvelenare il tribunale.
Ciavatta e gli altri membri di minoranza della commissione AAGG volevano che la questione, emersa in modo molto evidente in quell’ambito ristretto, rimanesse lì all’interno, probabilmente oggetto di lunghe discussioni tendenti, come spesso accade, ad un nulla di fatto lastricato di buone intenzioni.
I fatti sono questi, che la grande maggioranza dei magistrati ha affermato pubblicamente che:

  • Esiste una spaccatura tra i giudici del tribunale
  • C’è una perdurante assenza di dialogo e confronto
  • La situazione attuale si ripercuote necessariamente sul funzionamento e sul prestigio del tribunale

Ora qui non interessa di chi sia la colpa di questo stato di cose e come ci sia arrivati: il fatto è che c’è! O vogliamo dire che la grande maggioranza dei giudici mente?
Quindi cosa facciamo, finta di niente? Non ho mai sentito dalla minoranza una risposta sensata su questo punto. L’unica strategia adottata qui è stata quella del “troncare e sopire, sopire e troncare”, aspettando che passasse la bufera e tutto rimanesse com’è.

Ma qui sorge un’altra lettura, che ha abbracciato anche il consigliere Zeppa: non è che qualche magistrato, bacchettato per la poco produttività dal dirigente, si vuole vendicare cacciandolo? Come se in una classe, degli alunni birichini andassero dal preside a chiedere di eliminare la prof. che dà voti troppo bassi? Ma, che dire? Se fosse davvero così, la revoca del MD sarebbe l’ultimo dei nostri problemi. Avremmo un tribunale che è una barzelletta, indipendentemente dal dirigente di turno. Ma anche questa, come tutte le altre, è una lettura, legittima certo, ma senza mezzo fatto che la confermi. È giusto ricordare che i magistrati non sono sottoposti del dirigente, ma suoi collaboratori, e il dirigente non ha strumenti per punire i cattivi o premiare i buoni. Si vorrebbe far passare così anche l’idea che i magistrati siano di così basso livello che appoggerebbero queste meschine manovre? Magistrati che hanno un passato che parla per loro, con una dignità e dirittura morale che nessuno qui si sogna di mettere in discussione.

Un’altra obiezione simile, che ha certamente la sua legittimità, è quella del consigliere Gatti: se il MD può essere revocato con una qualsiasi votazione, non è libero di fare ciò che deve fare, magari riprendere un magistrato o prendere decisioni impopolari. Ricordiamo ancora che la legge stabilisce che “il Dirigente espleta esclusivamente i compiti di organizzazione del Tribunale e ripartizione del lavoro giudiziario previsti dalla legge”. Se egli rileva problemi gravi ha il compito di parlarne con la commissione AAGG e soprattutto il Consiglio Giudiziario Ordinario (CGO), che è l’organo collegiale in cui tutti i magistrati assieme affrontano problematiche che emergono nella vita del tribunale. Cioè non è un uomo solo al comando, ma una persona che vigila e affronta ogni questione assieme ai colleghi magistrati. È un primus inter pares e non un capo che dirige dei sottoposti. Quindi la sua caratteristica fondamentale non è il comando e il polso fermo, ma la capacità di collaborazione e di tirare fuori il meglio che c’è dai suoi colleghi e da tutto il personale che lavora negli uffici del tribunale. In quest’ottica qui, mi sembra che la preoccupazione del consigliere Gatti perda molto fondamento.

Quarto fatto: l’invocazione della trasparenza da parte dei membri di maggioranza è stata totale ed inequivocabile, e non a giorni alterni come dice il consigliere Ciavatta.

Nessuno ha mai contestato la visione dei vecchi verbali, anche di tutti i verbali da quando è nata la commissione fino ad oggi. A qualcuno risulta il contrario? Eravamo ad esempio anche tutti d’accordo nel rilasciare i verbali richiesta dal consigliere Gatti, richiesta poi revocata dallo stesso.
Ma se il MD riferisce alla commissione gravi fatti e pressioni di un altro potere sul tribunale, cosa poteva fare la commissione se non coinvolgere il CGP, che per legge ha proprio questa funzione? Dovevamo prima passare mesi e mesi a leggere tutti i verbali degli ultimi 10 anni, e per poi fare cosa? O non fare nulla o convocare il CGP, come abbiamo fatto. E quindi dove sta il problema della trasparenza?
Dovevamo quindi ignorare quello che il MD, con preoccupazione ci ha riferito, guardando se nei verbali degli ultimi 10 anni ci fossero le prove di quello che ha detto? Non mi sembra un gran segno di rispetto e fiducia. Il problema è che poi, una volta riferiti i fatti alla commissione, il MD ha detto che erano coperti ora da segreto istruttorio e ora da segreto d’ufficio. Peccato che lo stesso MD lo ha violato durante la commissione AAGG, pertanto ci si chiede se sia la legge che decide quando si può violare un segreto o il MD.

Vorrei ricordare al consigliere Ciavatta e a tutti i colleghi consiglieri che né la Reggenza né la commissione AAGG sono un tribunale. Non devono vagliare prove, dire se bisogna o no denunciare qualcuno, esprimere giudizi su fatti che potenzialmente possono essere reati. Insomma fare gli avvocati o i magistrati. Quindi, di cosa stiamo parlando?

Quinto fatto: cambiare il MD non significa influire sui processi.

Questo è stato ripetuto fino alla noia, ma è necessario ripeterlo. Qui in consiglio lo sappiamo bene tutti, ma mi rivolgo ai cittadini che ascoltano a casa. Vi vogliono fare credere questo: il governo vuole mandare via la Pierfelici perché non è allineata e perché gli interessano alcuni processi.
Affermazioni sempre molto efficaci, perché parlare male della politica e del governo è sempre tanto liberatorio! Ci fa sentire sempre un po’ più furbi e ci fornisce un bel colpevole per i nostri piccoli fallimenti. È uno sport nazionale in cui potremmo vincere a mani basse le olimpiadi, non solo quelle dei piccoli stati.

Ma questa affermazione è grave perché presuppone che i magistrati siano burattini nella mano del MD di turno, o del politico di turno, incapaci di esercitare l’autonomia e l’imparzialità che il loro ruolo esige, personaggetti di bassa lega. È a mio parere grave e lesivo dell’onore della giustizia, questo sì, molto più della revoca del MD.

Sesto fatto. La legge qualificata che norma l’ordinamento giudiziario dice all’articolo 6 che il MD “Riferisce periodicamente al Consiglio Giudiziario circa il corretto espletamento del lavoro assegnato ai Magistrati, sia in termini qualitativi che quantitativi, ed eventualmente propone l’adozione degli opportuni provvedimenti”. Ed ancora: “Eventuali inadempienze, ovvero il venir meno dei requisiti e professionalità di cui al precedente articolo 2, comma 3 saranno segnalate al Consiglio Giudiziario in seduta plenaria per le valutazioni e le iniziative del caso”. Ed ancora all’articolo 7 si dice che il CGO “esamina le questioni di carattere generale concernenti l’amministrazione della giustizia, con facoltà di avanzare richieste e prestare pareri” ed ancora poco più avanti dice che il CGP “riceve e valuta la relazione annuale del Magistrato Dirigente; esamina le questioni relative ai rapporti fra gli organi giudiziari e gli altri organi dello Stato, con facoltà di suggerire indirizzi e proposte”.
Visto che la minoranza è così preoccupata del rispetto delle leggi, perché mai ha sempre cercato di impedire in tutti i modi questo normale procedere? Che cioè ogni riferimento del MD ha la sua sede naturale nel CGO e nel CGP, molto più che nella commissione AAGG? Essa infatti come indicato nell’art. 8 ha il compito di “esaminare la relazione annuale del Magistrato Dirigente” e “vigila sull’esecuzione delle deliberazioni del Consiglio Giudiziario Plenario” e “può attivare l’azione di sindacato dei magistrati”. La commissione AAGG non è il luogo in cui si dirimono tutte le questioni ma semplicemente il luogo in cui discutere delle problematiche eventuali della giustizia e vigilare che il CGP, vero depositario di tutte le questioni fondamentali, eserciti le sue funzioni.

Da più parti si è criticato che si è gestita malissimo tutta la questione. Ma questa questione, emersa in due audizioni del MD in tutta la sua gravità, si poteva gestire solo in due modi: o continuando a parlare in commissione AAGG per mesi e mesi o coinvolgendo il CGP come impone la legge.
Tutto il resto sono pure chiacchiere. Chiacchiere al vento, consigliere Pedini Amati, quando parla di ingerenze della politica nel CGP. Allora proponga o di riformare la legge qualificata abolendo il CGP o cambiarne le funzioni o imporre per legge che i membri politici di tale commissione debbano tacere e non votare. Altrimenti stiamo parlando a vanvera e facciamo uscire aria dalla bocca senza alcun costrutto. E del resto anche il CSM italiano allora sarebbe un organo in cui la politica ingerisce nella magistratura? Anche lì sono presenti membri laici. Questi tipi di organismi sono stati creati per impedire che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura si trasformasse nella creazione di una casta separata da tutti i poteri dello Stato e possessiva verso i suoi privilegi. Non certo per influenzarla.
Ma queste distinzione poetiche ad alcuni consiglieri non interessano. E pensare che il nostro compito qui è primariamente esercitare il potere legislativo e quando si parla di leggi bisognerebbe o tacere o informarsi bene.

 

Una parola finale sul chiaro disegno di far pagare politicamente al segretario Renzi il “caos”, affermando che non lo ha saputo governare. Se sono emerse le cose che sono emerse è colpa del segretario e di qualcuno di noi?!? Ancora qui vale il teorema: si doveva lasciare tutto al nascosto della commissione. Questa è la vera colpa, che non si vuole dire!
Credo che tutte le azioni di composizione possibili siano state esperite, ma una vicenda così complessa ha avuto tanti attori, che non sono tutte marionette che si muovono ai comandi del segretario alla Giustizia. Non esiste una responsabilità di una o poche persone, ma è una situazione che lentamente è degenerata fino ad arrivare a dove è arrivata. E si doveva fare qualcosa. Per quanto tutto questo sia stato difficile, doloroso e non desiderato la giustizia, le istituzioni e il paese non si fermano perché è successo.

Termino il mio intervento con una frase che una persona molto più esperta e saggia di me ha detto un giorno su tutta la questione: tutto si sarebbe potuto risolvere con più umiltà, più coraggio e meno orgoglio.

Più umiltà, più coraggio e meno orgoglio.

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