Lorenzo Lonfernini sull’istanza d’arengo relativa al fine vita

Lorenzo Lonfernini sull’istanza d’arengo relativa al fine vita

Lorenzo Lonfernini

Vorrei esprimere delle considerazioni su questa istanza d’arengo.
Lo vorrei fare approcciando l’argomento con molta delicatezza e molto rispetto, atteggiamento doveroso quando si discute di problematiche enormi come questa con la quale anche molti di noi in quest’aula hanno purtroppo avuto modo di confrontarsi e di misurarsi nel corso della esperienza di vita.

Signori Consiglieri, la civiltà di uno Stato si misura anche nelle capacità che una società dimostra nel garantire una vita dignitosa ai suoi cittadini anche nelle sue fasi terminali.

Un fine vita dignitoso significa tante cose. Ne cito due a titolo esemplificativo:
• significa ad esempio non morire da soli ma circondati dagli affetti familiari;
• significa morire non nella disperazione ma con uno stato d’animo il più possibile sereno.

Vi sono cose che uno Stato, o una sua Legge, possono garantire, nella fase terminale della vita, ed altre che dipendono molto di più dagli ambiti familiari e sociali nei quali la persona si trova a vivere.

Eccellenze e Signori Consiglieri, considerare una vita qualcosa di sacro ha poco o nulla a che fare con il credo religioso. Penso invece sia un concetto posto alla base stessa del nostro convivere civile, un concetto fondante di ogni Stato civile.
Allo stesso modo penso sia alla base del convivere civile limitare al massimo la sofferenza della persona malata con cure palliative, con terapie per il dolore, con la creazione di ambienti idonei nei quali sia possibile affrontare con dignità la fase finale della vita.

Penso altresì che sia importante porre le basi per l’introduzione di una norma sul testamento biologico perché un conto è rifiutare, quando si è nel pieno delle proprie facoltà, legittimamente delle terapie che non hanno più la possibilità di portare a una guarigione, altra cosa completamente diversa è somministrare sostanze letali ad un paziente inducendo in lui la morte.

Ben venga quindi un approfondimento serio, scientifico, etico su tutta la tematica complessiva del fine vita nel quale dovremo farci aiutare necessariamente da persone che nella loro esperienza professionale hanno studiato profondamente questi aspetti.

Un ultima considerazione vorrei farla riguardo alle legislazioni di altri Stati europei perché al contrario di quanto una certa corrente di pensiero voglia farci credere sono pochissimi quelli nei quali l’eutanasia attiva è una pratica legale. Persino negli stati scandinavi che spesso vengono presi a modello da certi ambienti per le loro politiche l’eutanasia attiva è una pratica penalmente
perseguibile. Anche questo deve farci riflettere profondamente.

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