Lo strabismo bancario del Governo

Lo strabismo bancario del Governo

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Nella passata legislatura erano pervenute dall’opposizione di allora numerose critiche sulla prassi di emendare i decreti. 


Si rilevava che in questa maniera si potevano creare confusione e incongruenze nella produzione legislativa.

Il nuovo Governo, composto da chi criticava queste pratiche, ha esordito intervenendo con un emendamento nel decreto delegato 25 giugno 2018 n. 71 che riguardava l’imposta patrimoniale.

Va comunque riconosciuta all’attuale governo, sia pure insediato da poco, una certa coerenza nel fare l’esatto contrario di quello che solennemente predicava dall’opposizione. 
Prima osannava l’inutile tavolone istituzionale e poi l’ha buttato a mare subito dopo l’insediamento; prima rivendicava innumerevoli ruoli e presidenze di commissioni e organismi, poi ha negato perfino quelli riconosciuti all’opposizione nella precedente legislatura; prima sottolineava la necessità di salvaguardare l’equilibrio delle Istituzioni e poi ha fatto incetta di nomine, come quelle del Collegio dei Garanti, senza alcun ritegno; prima declamava la necessità della tutela della rappresentanza di genere nelle Istituzioni (in particolare Rete, a dire la verità) e poi ha dato dimostrazione imbarazzante del contrario.
Insomma, ha predicato bene quando gli conveniva ma razzolato molto male alla prova dei fatti.
Per quanto riguarda il decreto citato, l’emendamento del Governo ha fatto risparmiare alle banche il pagamento della patrimoniale.
Le imposte patrimoniali sono antipatiche, anche se ormai strutturali in tanti paesi come Francia, Gran Bretagna, Spagna, Italia, ecc. Poiché nel nostro Paese gran parte del debito pubblico deriva da interventi a sostegno del sistema bancario, sembrava equo e giusto che anche le banche dessero un contributo alle finanze pubbliche.
Fra l’altro alcune di esse hanno in pancia notevoli volumi del cosiddetto credito di imposta che negli anni era stato riconosciuto proprio nell’ambito degli interventi per il sostegno del sistema e che le banche detraggono dal pagamento delle imposte sul reddito. Le banche avrebbero potuto utilizzare il credito di imposta per il pagamento della patrimoniale senza perdere liquidità e nel giro di qualche anno, con l’augurabile risanamento del sistema, sarebbero tornate a pagare le imposte allo Stato. 

L’effetto dell’emendamento del Governo, a parte il regalo, è anche nel fatto che le banche continueranno a non pagare le imposte anche dopo l’eventuale normalizzazione del settore proprio per l’enorme accumulo di credito d’imposta che vantano. Oltre al danno anche la beffa.

È stato detto che non è giusto far pagare alle banche imposte patrimoniali su immobili che hanno in proprietà in virtù di crediti recuperati e per contratti di leasing non onorati. 

Tesi curiosa, soprattutto se si sostiene  – come ha fatto uno sconclusionato ed incomprensibile comunicato di un partito di maggioranza – che il valore di questi immobili crescerebbe in presenza di imposte patrimoniali in modo tale da non favorirne la vendita.

 

Vi sono tante persone che hanno ricevuto immobili in eredità o comunque che sono proprietari di immobili che non riescono a vendere eppure hanno pagato la patrimoniale. Non solo ma se accade che diventa più costoso detenere immobili in proprietà, ci pare che si tenda ad abbassare i prezzi per venderli e non viceversa come stupidamente si vuole dare ad intendere. 

Evidentemente per il Governo e la maggioranza che lo sostiene, alle banche si applica una logica inversa rispetto alle leggi di mercato che fanno testo per il resto del Paese. 

Fa anche piacere che molti esponenti dell’attuale maggioranza e del Governo si siano accorti che le banche svolgono funzioni non tanto di pubblica utilità quanto fondamentali per l’economia.
Questo però non può diventare una scusa per elargire immeritati privilegi rispetto alle altre aziende e a tutti i singoli contribuenti sammarinesi.
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