Le contraddizioni di RETE

Le contraddizioni di RETE

Comunicati Stampa, News
“La permanenza di Rete al governo dipende dalla volontà della maggioranza di intensificare la sua azione politica sulla strada di un concreto e fattivo cambiamento”: questa è la sintesi del comunicato emesso oggi da Rete a seguito della sua Assemblea.
Già la parola “intensificare” fa sorridere, perché fa pensare che qualcosa sia stato fatto sul fronte del cambiamento mentre in realtà in questa legislatura Rete (con tutta la sua maggioranza) si è mossa nel senso della più bieca restaurazione.
Che poi, a pensarci bene, questo è il cambiamento che intende Rete: tornare indietro, anche sul suo nome!
“R” come “Rinnovamento”: dalle lotte di una volta all’insegna di un (fin troppo esasperato) giustizialismo, si torna indietro fino alla messa in campo di norme e azioni che hanno portato gli imputati del Conto Mazzini ad un proscioglimento di massa; dalle battaglie di una volta contro i partiti che hanno determinato la gran parte delle problematiche che oggi il Paese vive, si torna indietro ad una alleanza di ferro con quei partiti (in particolare la Dc);
“E” come “Equità”: dalle battaglie sociali, a favore dei più deboli, della libertà delle persone, del benessere sociale, si torna indietro fino ad arrivare alle denunce in Tribunale fatte da propri Segretari di Stato, al disastro dell’Iss, alla totale inerzia operativa rispetto alle tematiche del caro vita o dell’equità nell’accesso ai benefici pubblici (l’Icee è sparito dai radar);
“T” come “Trasparenza”: dalle battaglie per la trasparenza, per le riunioni del Congresso di Stato in streaming, per la condivisione di tutte le informazioni, si torna indietro fino all’abuso delle sedute segrete, alle delibere quasi sempre senza allegati, alla difesa della segretezza dei contratti che indebitano il Paese per centinaia di milioni di euro;
“E” come “Ecosostenibilità”: dalle battaglie a favore dell’ambiente (come non ricordare la strumentalizzazione dei cittadini di Acquaviva sulla Cartiera o le lotte per il porta a porta, per la tutela del verde pubblico?), si torna indietro fino ad assecondare completamente le politiche cementificatrici di Canti, il blocco del porta a porta, il blocco del Prg di Boeri.
Ma l’elenco potrebbe comprendere tanti altri argomenti, altre marce indietro, altri indizi di un cambiamento al contrario, di un ritorno al passato (che speravamo dimenticato).
Questi comunicati sanno un po’ di penultimatum, di un tentativo di recuperare un’immagine pubblica irrimediabilmente compromessa da due anni di inganni ai propri elettori, che hanno votato quel movimento pensando portasse avanti certe istanze, invece ha fatto l’esatto contrario.
Tra l’altro, sarebbe interessante sapere cosa si intenda per “criticità e difficoltà operative del governo in cui Rete è impegnata da oltre due anni”, dal momento che nulla è finora emerso pubblicamente da Rete (se si eccettua qualche sottolineatura, peraltro finora ignorata dal Segretario competente) circa la necessità di raggiungere quanto prima l’equilibrio del bilancio dello Stato. Come dimenticare la fantomatica verifica di governo (o di maggioranza?) aperta da Rete è chiusa dagli alleati con una sghignazzata, o ancora le minacciate dimissioni (segrete!) di Ciavatta, ancora aggrappato alla sua poltrona all’Iss?
Ma l’apoteosi si raggiunge quando si legge che è stato espresso “disappunto per le indagini penali condotte nei confronti di cittadini che hanno pubblicato articoli sulla stampa locale”. Rete sa che tutto è partito da un esposto in Tribunale del Segretario di Stato Roberto Ciavatta, membro di Rete, in una delle tante denunce che ha fatto in questa legislatura? Se davvero si crede in questo disappunto, perché non si chiede al proprio Segretario di ritirare tutto e magari fare un passo indietro?
Su un punto concordiamo con Rete, cioè quando viene espressa la “preoccupazione sul ritardo delle riforme”, che era poi il motivo principale (almeno così ci avevano detto, la realtà era ben diversa…) per cui l’Arca di Noè che è questa maggioranza si era messa assieme. Ma ci manca un pezzo: cosa intende fare, concretamente, Rete perché queste riforme vengano fatte? Rimanere appiattita su una maggioranza che non funziona e da cui sta uscendo ogni giorno di più con le ossa rotte? O cercare nuove strade, senza vedere nemici ovunque ma ricercando ampie forme di collaborazione in un momento difficile per il Paese?
Ai posteri l’ardua sentenza. Un ultimo accenno: quando nella passata legislatura qualcuno iniziò a parlare di “cambio di passo”, non finì bene…
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