Il terzo trimestre del Governo si chiude con un mare di chiacchiere

Il terzo trimestre del Governo si chiude con un mare di chiacchiere

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Le performance delle grandi aziende si misurano con l’andamento delle trimestrali e oggi, alla chiusura del terzo trimestre del governo, Repubblica Futura sarebbe curiosa di sapere come sono andati a finire alcuni dossier scottanti sul tavolo del governo.

Il primo: emissione obbligazionaria estera.

Il 3 giugno il Segretario di Stato per le Finanze Gatti annunciava perentorio “reperiremo liquidità a luglio; con FMI dialogo costante.” Luglio è passato, il secondo trimestre si è chiuso e di liquidi, a parte qualche sporadico temporale fra luglio e agosto, nessuna traccia. Sparito dagli schermi anche il Fondo Monetario Internazionale di cui Gatti non parla più. Il 31 agosto in Commissione Finanze, sempre Gatti aveva annunciato ancora più perentorio: entro settembre avremo fatto l’emissione obbligazionaria e arriveranno i soldi!! Grande eco anche sulla stampa specializzata italiana. Peccato che anche l’emissione obbligazionaria si è persa per strada, come la liquidità di luglio e il Fondo Monetario Internazionale. Non che ci siano mai state grandi informazioni su come e dove il Governo pensava di reperire questi soldi, ma voci insistenti dicono che, com’era ovvio, il tasso di interesse richiesto dagli investitori fosse molto più alto di quello stimato dal Governo, e questo avrebbe generato svariate complicazioni.

Il secondo tema perso nelle nebbie: l’operazione BCE.

Venduta come un successo del governo e Banca Centrale ed annunciato con la massima enfasi nonostante fossimo semplicemente l’ultimo di una serie di paesi extra UE ad avere avuto accesso a questa opportunità. A oggi non è dato sapere se l’operazione è stata perfezionata e in che termini BCE sosterrà il sistema finanziario nazionale; altre voci insistenti indicano che ci sarebbe più di un problema nella realizzazione pratica di questa opportunità. Così, anche di questo dossier non c’è più traccia.

Il terzo tema dimenticato: Carisp.

Dopo le nomine della nuova Governance è calato un assordante silenzio sul futuro dello storico istituto. Non si parla più di piano di rilancio, non si parla di piano industriale, non si parla di come saranno affrontate le imminenti scadenze e se le voci di fusioni saranno confermate. Se ci volessimo comportare come ha fatto l’opposizione nella passata legislatura, saremmo tutti i giorni sui giornali a rendere noto l’inadeguatezza totale del Governo su Carisp, ma siamo persone responsabili e sappiamo che farebbe male al sistema bancario, quindi evitiamo.

Il quarto: gli Npl.

Anche qui, dopo gli annunci di luglio sul passaggio delle azioni da BCSM allo Stato, sull’avvio di una società per il recupero crediti, sul piano per finalizzare la risoluzione bancaria di Banca CIS, si è alzato un silenzio tombale. E a quanto ammontano le perdite mensili che Banca Centrale sta sostenendo dall’avvio della procedura di risoluzione, è un altro mistero ma si parla di centinaia di migliaia di euro ogni mese.

Dopo un lungo periodo di annunci, il terzo trimestre si chiude oggi con un mare di chiacchiere, promesse, interviste e nulla sappiamo sulla sorte dei quattro dossier sul tavolo dell’esecutivo.

Unico dato: una delibera in extremis del Governo per poter ripagare con una certa “tolleranza” il debito con BCSM che scade oggi. Superfluo fare notare la totale inadeguatezza di chi pensava di poter reperire soldi dall’esterno entro il 30 settembre per ripagare questo e altri debiti e si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. Chissà se la stessa “tolleranza” sarà possibile per le persone normali che hanno debiti in scadenza con le banche…

RF sta raccogliendo in queste settimane le preoccupazioni dei cittadini e chiede un atto di trasparenza e di chiarezza al governo.

RF spera che il governo non abbia acceso il pilota automatico in attesa di sapere quali pesci pigliare per il bilancio dello Stato e il settore finanziario. Ed auspica che il debito che andremo a fare, e che ci costerà tanto in termini di interessi, non serva solo per ripagare debiti pregressi perché sarebbe la migliore ricetta per la rovina.

In una azienda quotata in borsa un manager con un atteggiamento del genere sarebbe mandato a casa. Non chiediamo tanto al governo – specializzato solo in espulsione di giudici – ma almeno la decenza di considerare che la trasparenza è un dovere e che affrontare questioni potenzialmente deflagranti con la superficialità che sta dimostrando, è la strada maestra per distruggere il presente e il futuro di tutti noi.

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