Giacomo Ercolani intervista Giacomo Ercolani

Giacomo Ercolani intervista Giacomo Ercolani

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Buongiorno, si vuole presentare?

Mi chiamo Giacomo Ercolani, sono una persona qualunque e sono candidato in Repubblica Futura.

 

Cosa l’ha spinta a candidarsi, se posso?

Ho accettato l’invito di un amico non senza alcuni tentennamenti.

 

Quindi?

Mi sono impegnato a dedicarmi alle questioni che meglio conosco o quelle che più rapivano il mio interesse.

 

Non mi tenga sulle spine, vi è un argomento sul quale vuole esprimere un parere?

In realtà sì, uno sul quale avrei qualcosa da dire c’è.

 

Coraggio..

Negli ultimi giorni si sono spese parole per la questione della presa d’atto, da parte del Consiglio Grande e Generale, della nomina di due nuovi giudici d’appello. Non voglio entrare nel merito del funzionamento del tribunale, argomento che dovrebbe essere sviscerato da chi quelle aule frequenta, ma delle dichiarazioni di un esponente politico navigato, ma disattento. Un esponente politico forse più preoccupato di gridare al lupo al lupo che di verificare la sensatezza delle proprie affermazioni.

 

Vorrebbe cercare di essere più chiaro?

La presa d’atto tanto tirata dalle parti in causa è stata evitata non inserendo il punto nell’ordine del giorno dell’ultimo CGG, come prevede il regolamento consigliare. Tale apparente violazione della norma è stata giustificata dall’esponente politico di cui ho appena fatto cenno con la necessità, da parte della Reggenza, di garantire l’autorevolezza degli organi dello stato. La questione è talmente ridicola da sembrare uno scherzo, per quanto di cattivo gusto.

 

La prego di non scadere nell’osceno.

Temo che sia tardi. L’esponente politico prosegue sottolineando come il rispetto del regolamento consigliare valga un centesimo rispetto alla salvaguardia delle istituzioni.

 

Cosa c’è di strano? Mi sembra una decisione sensata!

Lo strano è che si pretende di salvaguardare l’autorevolezza delle istituzioni giustificando la violazione delle norme emanate dalle stesse istituzioni che si vorrebbero tutelare. Ma ciò che più spaventa è la presunzione che il valore di una decisione unilaterale, per quanto di una fonte autorevole come la Reggenza, possa essere sufficiente a svilire la norma che regola il funzionamento del Consiglio. Con tale principio si potrebbe consentire ogni tipo di intervento non allineato al pensiero dominante. È semplicemente allucinante l’errore nel quale è occorso Giuseppe Morganti.

 

Ha trovato il coraggio di dire il nome?

Inutile continuare a nascondersi dietro un dito. Eppure sono certo che sia stata una svista, certamente dettata dalla volontà di condannare l’avversario politico usando la Reggenza come un grimaldello. Ma è proprio questo il mio maggior timore. Scelte come queste – quando giustificate in maniera così grossolana – ci aprono la strada a scenari inesplorati da decenni, scenari che appartengono alla storia dei totalitarismi dello scorso millennio, scenari che non dovrebbero più apparire nemmeno all’orizzonte anche della più feroce competizione politica. Il passo verso un regime autoritario è molto breve e nasce dalla presunta prevalenza dei valori sulle norme.

 

Sbaglio o sta cercando di citare qualcuno?

Sì, ho citato Carl Schmitt, ma non ne sono degno. Ciononostante voglio fare una domanda retorica per chiarire meglio il mio pensiero. A cosa servono le norme se non a regolare la vita delle persone e quindi delle istituzioni? Nel momento in cui la norma può essere oggetto di interruzione arbitraria non prevista dalla norma stessa, la regola perde semplicemente di significato in quanto un ente superiore governa in maniera autonoma ciò che la norma dovrebbe regolare.

 

Un discorso un po’ arzigogolato…

Cerco di spiegarmi meglio. L’arbitro ha delle funzioni che sono stabilite dalla legge. Se l’arbitro cambiasse la legge a suo piacimento lui stesso sarebbe la legge. Ecco allora che chi possiede la “verità” decide.

 

Lei mi sta dicendo che Giuseppe Morganti possiede la verità?

Non sono io a dirlo, ma lui stesso, con quelle affermazioni infelici.

 

Ma i valori sono importanti in una comunità, non crede?

Certo che lo credo! Ma avere dei valori fondanti, che ci ricordano da dove veniamo e chi siamo non significa che possiamo calpestare le regole che – proprio grazie a quei valori – ci siamo dati. I valori sono a fondamento della formazione delle leggi, che devono essere rispettate e fatte rispettare da tutti o semplicemente non sono leggi, ma linee di indirizzo o qualcosa del genere.

 

Ma se ci fossero stati degli errori in fase di selezione dei giudici?

Il risultato della selezione, come ogni altro provvedimento amministrativo, può essere impugnato. La norma già prevede tali ipotesi. Nessuno è infallibile, nemmeno il legislatore. La revisione delle leggi è il processo attraverso il quale la società sostiene la propria evoluzione, ma questo obiettivo si raggiunge solo attraverso il rispetto delle regole o lo stato di diritto stesso perde di significato.

 

Lei ha una qualche autorevolezza per pronunciare queste parole?

Nessuna autorevolezza, anzi. D’altra parte mi permetto di prendere a prestito parole di altri per dichiarare che la mia autorevolezza è esclusivamente quella che deriva dalle parole che pronuncio. Se esse sono convincenti sono anche autorevoli. L’autorità si conquista, non può essere ottenuta solamente ricoprendo una carica. Quanti esempi possiamo fare di autorità che hanno tradito il proprio ruolo nonostante potessero vantare una chiarissima autorevolezza?

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