Disagio giovanile: sportello unico di ascolto

Disagio giovanile: sportello unico di ascolto

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Recentemente, nella Prima Commissione Consigliare Permanente, è stato presentato dalla maggioranza un ordine del giorno che chiede di istituire un tavolo interdisciplinare che “possa costruire e monitorare il progetto complessivo di riduzione del disagio”. Inoltre domanda di “predisporre un progetto che continui il percorso avviato degli spazi d’ascolto nelle scuole secondarie della Repubblica prevedendo, dove necessario, il coinvolgimento di figure professionali specifiche atte ad aiutare i giovani ad elaborare le emozioni e le difficoltà vissute in questi anni anche a causa della emergenza sanitaria”.

Repubblica Futura non lo ha approvato le motivazioni sono di tipo formale, sociale ed educativo e proveremo ad illustrarle. Risponde al vero l’aumento dei casi di disagio in età evolutiva; è però riconosciuto dagli esperti del settore che la pandemia non ne è la causa diretta, o quantomeno non è la causa esclusiva: dice infatti Stefania Andreoli, una delle psicoterapeute più famose d’Italia, che le caratteristiche sociali post 2000 hanno reso i genitori più consapevoli, ma anche più fragili rispetto al sostenere la crescita dei figli, e che sono le caratteristiche familiari a generare l’adolescente problematico! Sappiamo bene di essere impopolari sostenendo l’affermazione della Andreoli ma ce ne faremo una ragione!
È però altrettanto vero che la scuola è il luogo per eccellenza dove questo disagio può essere intercettato; nel febbraio 2020, epoca pre-covid, come forza politica presentammo una interpellanza rispetto alla tematica del bullismo e cyber bullismo, e la risposta rilevava un grande lavoro di prevenzione in tal senso codificato già dal 2018, attuato in collaborazione con il Servizio Minori per le scuole primarie e secondarie di primo grado, che si è andato ad ampliare nell’anno scolastico 2020- 2021 con l’incremento del lavoro di prevenzione inserito nel POF per tutte le prime e seconde medie della Repubblica e, a richiesta, presso scuole elementari, CFP e superiori.
A questo punto, ristabilendo i presupposti, ben venga un tavolo interdisciplinare che tratti di prevenzione ma costituito da esperti del settore, valutando naturalmente coloro che già operano in territorio, che possano dare impulso al progetto preesistente di riduzione del disagio, potenziandolo con opportunità di collaborazioni all’avanguardia.
Non riteniamo invece augurabile, ciò che si paventa in questa dicitura: “…importanza di aver attivato nelle scuole medie, nella scuola secondaria superiore e nel CFP un punto di ascolto con la presenza di uno psicologo: considerata l’opportunità di continuare ad offrire ai giovani questo servizio, integrandolo nelle scuole di ogni ordine e grado…”. I bambini delle scuole elementari per crescere equilibrati hanno bisogno di coerenza educativa! Necessitano innanzi tutto di adulti, genitori ed insegnanti accoglienti, autorevoli ed in rete fra di loro, che sostengano il loro sviluppo. Se queste premesse fossero soddisfatte, lo specialista psicologo sarebbe necessario per una casistica di giovani veramente ridotta e peculiare. Dunque noi riteniamo che creare spazi di ascolto per gli under 10 vada nell’ottica della deresponsabilizzazione educativa ormai di moda, che devia le colpe degli adulti e patologizza la normalità dei bambini!
Prima di imputare il disagio ai ragazzi facciamo una seria riflessione da adulti: cosa hanno offerto le istituzioni ai ragazzi in questi ultimi anni? Lo sport ha avuto una andatura a singhiozzo, fra la prima chiusura e le successive, e ha provocato disaffezioni ed abbandoni; la DAD si è alternata alle lezioni in presenza con conseguente utilizzo spasmodico di telefonini e computer. Ora invocare lo psicologo “tout court” che autorevolmente può sottolineare il potere terapeutico dello sport e un utilizzo calibrato degli strumenti elettronici potrebbe non essere la risposta adeguata. Allora vogliamo essere provocatori ma propositivi: deviamo le risorse che si vogliono dedicare all’incremento dello “sportello di ascolto” per un progetto che coinvolga famiglie, mondo della scuola e dello sport, gli ambiti di eccellenza della fascia di età under 18, affinché tornino ad essere un contesto educativo forte e coeso, funzionale al benessere dei bambini e dei ragazzi.
Infine, non comprendiamo neppure come si possa affermare la bontà del progetto svolto, per poi promuovere soluzioni esterne a quelle erogate dal servizio pubblico. Crediamo che, anche su questo, bisognerebbe riflettere attentamente.
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