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Che senso ha tutto questo?

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Più volte abbiamo sottolineato l’insostenibile pesantezza e inutilità di molte delle disposizioni contenute nei vari Decreti emessi dal Governo.

Disposizioni che creano blocchi o aggravi sulle attività economiche, e le caricano di costi inutili.

“Tacendo del triste, quanto sbagliato alla luce dei dati, ritorno indietro sulle assunzioni dei frontalieri, che crea di nuovo un blocco operativo alle imprese, aumenta la burocrazia e quindi riduce gli investimenti nel nostro Paese e di conseguenza le assunzioni dei residenti – sottolinea Katia Savoretti – potremmo più sommessamente nominare.

  • l’inspiegabile blocco alle vendite on line per i nostri operatori effettuata col Decreto 62, poi rimediata con tante assurdità come l’indicazione per legge di come effettuare il giro di consegne;
  • l’obbligo di avere un solo cliente alla volta nelle attività commerciali, artigianali e di servizi che prevedono forme di “sosta” per fare acquisti od ottenere i servizi, a prescindere dalla metratura dei negozi e dal numero di dipendenti impiegabili (cosa che porterà tante attività a lasciare a casa dipendenti che avrebbero potuto lavorare tranquillamente);
  • l’impossibilità per le parrucchiere di svolgere attività essenziali come lavare la testa;
  • affidare alla dichiarazione di una persona (che si prende quindi la responsabilità di certificare lo stato di salute degli altri commensali) la possibilità per un gruppo di persone di recarsi al ristorante. E potremmo andare avanti con altri esempi assurdi.”

Ma focalizziamoci su un altro assurdo clamoroso: le regole previste per le professioni sanitarie (medici, medici chirurghi, dentisti, odontoiatri, veterinari o equivalenti) e le attività di fisioterapia, massaggi, ambulatori e\o poliambulatori specialistici. Un inno alla burocrazia insensata.

Ognuno di questi professionisti (o le strutture che li ospitano) per poter ripartire deve definire in una relazione le modalità operative per lavorare in sicurezza. Questa relazione deve essere inviata al Commissario Straordinario e al Dipartimento Prevenzione per le rispettive valutazioni e competenze. Va, in più, inviata all’Authority Sanitaria che verifica la documentazione e, solo successivamente alla sottoposizione degli operatori di tali strutture a test sierologico e, in caso di esito positivo, di test molecolare, dà eventualmente l’autorizzazione.

3 passaggi, di cui 2 inutili perché l’autorizzazione spetta solo all’Authority – sottolinea Andrea Zafferani – 3 figure diverse che devono leggersi decine di relazioni e migliaia di pagine tutte diverse fra loro, senza un facsimile su cui basarsi e quindi senza indicazioni per le attività su cosa scrivere. E senza nessuna forma di silenzio-assenso, quindi senza alcun tempo certo.

Cosa succede se queste 3 figure/uffici, ed in particolare l’Authority cui spetta la decisione finale, non rispondono o rispondono dopo giorni e giorni? Cosa succede se vengono chieste integrazioni, altra documentazione o qualunque altra cosa che possa aggradare a queste figure/uffici, non essendoci alcun facsimile? Chi rimborserà il mancato lavoro di questi professionisti, che in teoria potevano riaprire il 6 maggio ma potrebbero trovarsi ad aspettare settimane? Chi si farà carico della disparità che esisterà fra chi ha avuto la possibilità di fare subito il rest sierologico e vedersi velocemente approvata la relazione e chi invece sta ancora aspettando una risposta o un appuntamento?

Il tutto tenendo conto che in Italia molte di queste attività non sono mai state sospese, contrariamente a San Marino, in quanto prestazioni di natura medica.

Che senso ha tutto questo?”

Storie di ordinaria follia continuano, continueremo a raccontarle e a chiedere al Governo di rivedere prima possibile queste procedure.

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