Più passano i giorni più risulta evidente perché governo e maggioranza stanno giocando a nascondino sulla Commissione d’Inchiesta relativa alla vicenda del “piano parallelo”.
Prima occorreva attendere le conclusioni dell’indagine penale; poi Alleanza Riformista ha presentato un progetto di legge “civetta” per prendere tempo e trovare un accordo in maggioranza; poi il Segretario di Stato Canti, per sbrigarsela, voleva consegnare il materiale dell’indagine penale ai membri della Commissione Affari di Giustizia, in pieno stile di un fattorino Amazon che suona al citofono, butta il pacco dentro casa e fugge.
L’impressione, leggendo gli articoli di stampa, è che tutta la questione del tentativo di vendita di una banca sia un verminaio in cui il partito di maggioranza relativa è dentro fino al collo.
Repubblica Futura riceve quotidiane segnalazioni di cittadini allibiti nel leggere gli scambi di opinioni del passato consiglio di amministrazione della fondazione proprietaria della banca.
Fra commenti al limite della decenza su persone, mezzi di informazione e partiti politici, in primis Repubblica Futura, emerge totale improvvisazione, professionalità pari a zero ed una realtà di gnomi della finanza il cui unico obiettivo era trovare soldi per chiudere un debito.
Questa è la disarmante situazione che sta emergendo. Zero idee sul futuro dell’istituto di credito, su piani industriali, di sviluppo, sulla sorte dei dipendenti e soprattutto su come preservare l’eredità di una storia centenaria.
L’unico punto era vendere e incassare.
Nel marasma di conversazioni appare Giancarlo, un Giancarlo furibondo e pronto a trovare mezzo milione di euro nella banca dello Stato e metterli a disposizione dell’altra banca.
Questa l’indegna cornice che si è sviluppata ben prima degli arresti di ottobre. Un’operazione in cui si lottava per combattere il fuoco amico tutto all’interno della Democrazia Cristiana, partito dei due Marco, del Giancarlo, della Roberta e dei rispettivi parenti, dell’intero consiglio di amministrazione dell’Ente Cassa.
Repubblica Futura ritiene assolutamente necessaria una commissione d’inchiesta per accertare le responsabilità politiche, da attivarsi nei tempi più brevi possibili, con riunioni pubbliche, affinché i cittadini, come nei paesi evoluti, si rendano conto di quanto è accaduto.
Mentre l’opposizione chiedeva al Segretario di Stato per le Finanze se esistesse un piano per la banca senza avere risposte, lo stesso Segretario per le Finanze conduceva un balletto tutto interno al suo partito con un’ombra pesante sulla banca che si voleva vendere.
Se ci fosse un minimo di decenza, il Segretario di Stato per le Finanze si sarebbe già dimesso per il conflitto di interessi, l’evidente incapacità e le menzogne sostenute in Consiglio Grande e Generale e nelle varie Commissioni Consiliari.
Scorrendo i documenti del Codice di Condotta per i membri del Congresso di Stato, si evince che Marco Gatti nel 2024 deteneva n. 35 azioni della Banca di San Marino ed era socio dell’Ente Cassa di Faetano.
Repubblica Futura auspica che vi sia chiarezza definitiva sulla vicenda e sia fatta luce su un verminaio rispetto al quale il Segretario di Stato per le Finanze, e membro del CCR, si agitava per vendere una banca di cui anch’egli era azionista.
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