Dopo sole 24 ore la pax armata imposta dal fronte comune sulle questione Ciacci pare non reggere più.
Si riapre, dopo la scivolata a sinistra di Libera sul Venezuela e le elucubrazioni sinistre del PSD sul ruolo di San Marino in Groenlandia, la guerriglia in maggioranza e governo. Casus belli “le giornate medievali” e la spending review
A soli 20 giorni dalla Delibera del Congresso di Stato n. 126 del 28/12/25 – “Presa d’atto programmazione eventi dell’Ufficio del Turismo e autorizzazione a procedere ai contatti preliminari organizzativi” – il governo scopre la spending review e la maggioranza batte i pugni sul tavolo: sulla stagione turistica decidiamo noi.
Fa piacere scoprire l’attivismo a scoppio ritardato della maggioranza ed è sorprendente che su una delle poche manifestazioni organizzate dallo Stato, in linea con l’heritage del nostro settore turistico, in linea con storia e tradizione della Repubblica, si abbatta l’accetta di chi vuole assurgere al ruolo di tutor di Pedini Amati.
La domanda semplice, rivolta alla maggioranza è: a cosa è servito, a dicembre, parlare per una settimana di bilancio quando a fine gennaio siete ancora lì a discutere come spendere i soldi su capitoli di bilancio già stanziati?
Se tutto andava così bene e le nuove tasse servivano solo per l’ospedale, senza cucina, e qualche opera pubblica commissionata via whatsapp, perché ora il governo usa la parola spending review?
Il -10% sull’ISS, i pediatri che di notte e nei festivi arrivano solo a chiamata in seconda o in terza battuta, la cucina che chiude, sono inclusi nel pacchetto “chiusura giornate medievali?”
Dubbi legittimi rispetto a una gestione freestyle del bilancio pubblico con AASS che nel 2025 stanzia quasi 14 milioni per acquisire nuove società, Gatti che mette nuove tasse per 20 milioni e lo Stato che continua ad assumere con lo slogan “lavori per noi”.
Repubblica Futura esprime sconcerto su come viene amministrata la spesa pubblica e prende atto che dopo sei anni di guida della Segreteria di Stato per le Finanze qualcuno si è reso conto che il cassetto inizia ad essere vuoto.
Quello che non è chiaro è se c’è una politica nella gestione delle risorse pubbliche o tutto si riduce a una lotta di potere.
Il BASTA GIOCHINI certifica la fine di ogni barlume di autonomia dell’Amministrazione che a questo punto prenderà ordini direttamente dalle sedi di partito in cui fra ripicche, vendette e piani per il prossimo governo, pare sfuggita di mano la reale situazione del Paese.
BASTA GIOCHINI
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