La Reggenza, i Reggenti (appunti e spunti di Carlo Franciosi)

28 Mar 17

Questa volta la mia attenzione di “opinionista” è rivolta all’Istituto Reggenziale, argomento quanto mai attuale.

E’ curioso che questa istituzione più che millenaria sia ancora così amata e rispettata dalla maggior parte dei Sammarinesi. Ma lo è davvero! Sarà per la sua formula così anomala (due Capi di Stato insieme e per soli sei mesi), scelti per altro fra i sessanta Consiglieri che rappresentano il popolo, senza particolari distinzioni di ceto sociale, di censo, di titoli accademici e tanto meno senza l’esigenza di vantare quarti di nobiltà? sarà per l’abitudine atavica di esercitarsi nel gioco del toto-reggenti, e magari ci capita un tuo parente o un amico col quale ti trovi tutte le sere nel bar a fare la briscola e passati i sei mesi lo ritrovi per completare la sfida a scopone o a tresette?

Sarà per tutte queste apparenti banalità, o c’è davvero un significato più arcano e, senza voler enfatizzare troppo, un nesso sociologico e storico che perpetua nei secoli l’affezione dei Sammarinesi per la loro Reggenza?

Sta il fatto che l’Istituto Reggenziale si è distinto nel tempo per rappresentare un provvidenziale punto di riferimento e di equilibrio in tante delicate vicende politiche e che i vari Reggenti che a migliaia si sono alternati alla guida della Repubblica hanno dato generalmente il meglio di sé, salvo alcuni casi singoli di indegnità sui quali stendiamo un pietoso velo di oblio.

Nella mia lunga esperienza mi preme accennare a tre periodi cruciali, a conforto della tesi esposta. Lo farò molto in breve perché negli ultimi tempi, due anni circa, ne ho più volte parlato o scritto diffusamente.

Il primo si riferisce all’estate del 1943, con la caduta del regime fascista e il successivo ritorno alla democrazia nei tempi perigliosi del passaggio del fronte. Le Reggenze del tempo hanno dato prova di saggezza e lungimiranza in modo ammirevole.

Il secondo nell’autunno 1957 alla fine del governo social-comunista coi contrastati fatti di Rovereta, in cui la Reggenza, pur in posizione difficilissima, è riuscita a consentire la sopravvivenza del Paese, scongiurando il pericolo dello scoppio di uno “scontro civile”, che in quegli anni di pesante guerra fredda fra Oriente e Occidente, aveva attivato le attenzioni dei Servizi Segreti e provocato l’intervento delle Diplomazie di mezzo mondo. Quella stessa Reggenza ha poi subíto, da parte di una corte speciale, la condanna all’esilio e alla perdita perpetua dei diritti civili e politici; tali sanzioni furono però superate successivamente.

Il terzo, più recente, con la crisi del sistema di potere demo-pluto- cristian-socialistoide, e la fine anticipata della legislatura nell’autunno scorso e con la successiva affermazione elettorale della coalizione “adesso.sm”, che si è accinta con tenacia e impegno alla ricostruzione morale ed economica del Paese. Anche in questo caso la Reggenza, pur essendo espressione della vecchia maggioranza, ha gestito il delicato passaggio verso il nuovo governo con dignità ed equilibrio, direi con il buonsenso che tutte le componenti politiche del Consiglio Grande e Generale hanno riconosciuto e apprezzato esprimendo gratitudine ai due Reggenti uscenti, durante una breve e spontanea cerimonia di commiato nella ultima seduta di lunedì 20 Marzo; ed essi hanno risposto commossi raccomandando a tutti l’impegno alla collaborazione, pur nella distinzione dei ruoli, per il bene supremo della Repubblica.

Infine un nuovo capitolo si è aperto nella evoluzione dell’Istituto Reggenziale con la nomina di una coppia tutta femminile alla quale auguriamo un mandato proficuo e sereno e assicuriamo la migliore collaborazione.

Un ulteriore passo importante sarebbe quello di esaltare la funzione della Reggenza rendendola effettivamente “super partes”.

E’ chiaro che serve una impegnativa modifica istituzionale: approfittando della sussistenza di una coppia al vertice dello Stato, si potrebbe davvero optare per un membro della maggioranza e uno dell’opposizione ovviamente sollevando la Reggenza dalla presidenza dell’Esecutivo e mantenendo invece quella del Consiglio G.G. e degli altri organismi come è attualmente; sarebbe inoltre opportuno conferirle maggior consistenza e autorevolezza prolungando la durata del mandato a 12 mesi (ad es. 1° Aprile – 31 Marzo successivo) affidandole così la responsabilità della gestione di un intero esercizio finanziario.

E’ una ipotesi, non tanto assurda. Proviamo a pensarci.

O vogliamo continuare a farci la guerra fra poveri, con la maggioranza di qua a cercare di governare e le opposizioni in castigo di là a brontolare, che danno spettacolo di inquietante collusione fra i nuovi moralizzatori e i maneggioni di sempre, in una realtà sociale così minuscola?

San Marino, 28 marzo 2017

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